Perchè i tassi di interesse a lungo bassi non sono una buona notizia

Perchè i tassi di interesse a lungo bassi non sono una buona notizia
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Didier Saint-Georges di Carmignac si interroga sui reali effetti dei tassi di interesse bassi per lungo tempo

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Secondo Didier Saint-Georges, Managing Director e Membro del Comitato Investimenti di Carmignac, molto spesso non si presta la dovuta attenzione ai lati negativi dei tassi di interesse a lungo bassi.

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E' vero che la riduzione dei costi di finanziamento per privati e imprese permette un miglior accesso al credito e agli investimenti ma per vedere quello che l'analista definisce come il lato negativo degli effetti dei tassi bassi, è necessario adottare un ragionamento di tipo contro-intuitivo e lasciare un modello di ragionamento che è tutto basato sul buon senso.

Il Managing Director e Membro del Comitato Investimenti di Carmignac parte nella sua analisi adottando anzitutto il punto di vista del buon senso. Secondo Saint Georges, oggi i tassi bassi riflettono la consapevolezza che la situazione attuale non si può considerare positiva. In fin dei conti se l banche centrali continuano a mantenere il costo del denaro basso anno dopo anno è perchè sono consapevoli che l'economia stessa, quindi investimenti e consumi, abbiano bisogno di politiche simili. Inoltre si deve anche considerare che è lo stesso equilibrio naturale tra domanda e offerta a suggerire la necessità di tenere i tassi bassi. Alla luce di tutto questo se i tassi di riferimento vengono tenuti bassi per molto tempo è perchè non ci sono aspettative su un miglioramento dell'economia. In altre parole, il basso costo del denaro nel lungo termine diventa una necessità irrinunciabile per gestire la delicata fase economica.

Questo ragionamento è vero in modo particolare in Europa, visto e considerato che l'attività delle imprese nell'area Euro è molto legata al credito bancario. Purtroppo - afferma l'analista- il basso costo del denaro rappresenta un problema per le banche per almeno tre motivi diversi. In primo luogo i bassi tassi rendono i margini sui prestiti visibili e quindi non vendibili ai clienti; in secondo luogo le banche sono costrette a fare i conti con margini quasi nulli a causa del mancato superamento dei tassi a lungo termine rispetto a quelli a quelli a breve e, per finire, va evidenziato che le politiche attuate dalla BCE hanno determinanto un calo dei rendimenti nel breve termine, scesi addirittura a livelli negativo in alcuni paesi.

Considerando questi tre fattori si può dedurre che i tassi di interesse bassi nel lungo termine siano un problema per le banche. Essendo un problema, le banche centrali non possono far altro che tagliare ancora il costo del denaro e quindi creare un ulteriore problema. Insomma i tassi di interesse bassi nel lungo termine creano un circolo vizioso che, alla fine, si alimenta da solo. Inevitabile, a questo punto, l'entrata in recessione.

Analizzando la questione dal punto di vista macroeconomico ci si rende conto che la spiegazione a tutto questo sta nel fatto che i tassi molto bassi spianano la strada ad investimenti poco redditizi. Tutto questo ha come effetto la cattiva allocazione dei capitali con scarsa creazione di ricchezza.

Il Managing Director e Membro del Comitato Investimenti di Carmignac non ha remore nel definire questa situazione un paradosso causato da un effetto perverso che si ha quando il denaro gratuito diventa la norma. Oggi, conclude il report di Carmignac, nell'Eurozona il lato oscuro delle banche centrali si esprime attraverso tassi di interesse mantenuti bassi per lunghissimo tempo.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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