Come sta andando l’economia russa dopo le sanzioni?

Le sanzioni alla Russia stanno producendo o no le ripercussioni attese?

Ora che sono usciti i primi dati ufficiali sul secondo trimestre (il primo “completo” dall’invasione dell’Ucraina da parte del Paese), qualche riflessione è già possibile condividerla: il PIL russo ha infatti subito una contrazione del 4% su base annua, inferiore al 5% previsto dagli analisti. La Banca centrale russa prevede che la contrazione si aggraverà nei prossimi trimestri, raggiungendo il punto più basso nella prima metà del 2023.

Il dato macro arriva proprio mentre Mosca cerca di ricalibrare la propria economia a fronte della già rammentata raffica di sanzioni imposte dalle potenze occidentali in risposta alla guerra, che hanno interrotto il commercio e quasi estromesso la Russia dal sistema finanziario globale.

È pur vero che l’impatto immediato delle sanzioni è stato mitigato dalla rapida azione della Banca centrale, che ha adottato misure di controllo dei capitali e ha aumentato drasticamente i tassi di interesse. Le misure hanno contribuito a stabilizzare i mercati nazionali e permesso al rublo di diventare una delle valute più performanti al mondo fino a questo momento dell’anno.

Successivamente, anche le misure di stimolo fiscale e i tagli sostanziali ai tassi di interesse hanno avuto effetto, attenuando l’impatto a breve termine delle sanzioni.

Insomma, l’impressione è che senza gli interventi straordinari monetari e fiscali la flessione del PIL sarebbe stata molto più profonda.

Tuttavia, molti economisti ritengono che in realtà il danno a lungo termine per l’economia russa sia molto più grave di quanto accaduto oggi, valutato che la fuga delle imprese finirà con il comprimere gradualmente le attività economiche.

Occorre altresì rammentare come le sanzioni abbiano colpito duramente alcune aree dell’economia più di altre, con un calo della produzione manifatturiera del 4% su base trimestrale e un crollo della produzione nei settori dipendenti dalle importazioni di oltre il 10%.

In sintesi, l’impressione è che le ripercussioni sull’economia russa non si siano ancora fatte sentire nella loro interezza, e che i prossimi sei mesi, per Mosca, saranno molto più difficili di quelli passati.

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