Tre tendenze per i mercati da qui a fine 2023: focus sulle azioni europee

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Le tendenze di fine 2023 - BorsaInside

Il 2024 sarà l’anno del taglio dei tassi da parte delle banche centrali (FED e BCE in testa). Su questa ipotesi non ci sono dubbi mentre l’incertezza è soprattutto sulle tempistiche della sforbiciata. Ci sono più probabilità che il costo del denaro venga ridotto a inizio anno oppure nella seconda parte del 2024? Su questo punto c’è da dire che, negli ultimi mesi del 2023, abbiamo assistito ad un sostanziale cambio di prospettiva.

Se alcuni mesi fa si riteneva più plausibile una riduzione del tassi FED/BCE già nei primi sei mesi, adesso lo scenario più gettonato è quello dei tassi alti più a lungo e di conseguenza la riduzione del costo del denaro slitterebbe almeno alla primavera.

Rally di fine anno per i mercati?

Molti analisti sono convinti che da qui alla fine dell’anno le borse daranno vita ad un ulteriore balzo in avanti. E’ il famoso rally di Babbo Natale di cui abbiamo discusso tanto nelle scorse settimane. Proprio dopo questo nuovo allungamento delle performance degli indici ci potrebbero essere le prime indicazioni da parte delle banche centrali in merito alle tempistiche di taglio dei tassi di interesse.

In questo contesto, tre sono le tendenze chiave dei mercati nel periodo a cavallo tra fine 2023 e inizio 2024.

Per quello che riguarda le materie prime, l’evento clou è il nuovo crollo del gas naturale che ha perso il 25 per cento del suo valore in appena un mese. Da inizio anno, il gas naturale registra una flessione di ben il 60 per cento. Al contrario, il cacao ha brillato nel mese di novembre, registrando un aumento del 12 per cento e portando la sua performance year-to-date a un notevole +65 per cento.

Dalle commodity al forex, l’evento più importante è rappresentato dal movimento sul cambio Euro Dollaro con la moneta unica che ha allungato sul dollaro di quasi 3 punti percentuali smentendo quelle che erano le iniziali previsioni per il 2023. Ma l’Euro avanza anche sullo Yen e sullo Yuan mentre si mostra alquanto debole nel cambio con sterlina e franco svizzero.

Infine c’è l’azionariato con le azioni che hanno registrato una ripresa eccezionale nel 2023 tanto che oltre il 90 per cento dei principali listini azionari a livello mondiale ha fatto un balzo in avanti. Tra i migliori indici azionari in assoluto c’è il Bovespa (paniere della Borsa di Sanpaolo) che ha impressionato con un aumento superiore al 13 per cento mentre i listini statunitensi hanno mostrato un allungo tra il 9 e l’11 per cento. Tanto verde anche sui listini europei mentre le piazze asiatiche hanno mostrato variazioni quasi nulle. Di conseguenza saranno proprio le borse dell’Asia ad apparire più sottovalutate ad inizio prossimo anno. Si concentrerà su di loro l’attenzione degli investitori?

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I tassi BCE restano centrali

Fine 2023 sarà un momento determinante per capire come si muoveranno le banche centrali (FED e BCE) ad inizio 2024. L’ultimo summit dell’anno non dovrebbe regalare grandi sorprese visto che la BCE dovrebbe confermare il costo del denaro sui livelli attuali.

Del resto l’EuroTower si era già preso una pausa ad ottobre. Non solo ma nelle ultime settimane a livello europeo è emersa una inflazione più bassa delle attese. L’impressione è che la stretta monetaria della BCE possa essere stata più deflattiva del previsto. Se il board di Francoforte dovesse convenire con questa analisi, allora non è da escludere che già a marzo ci possa essere un primo taglio del costo del denaro nell’area Euro.

Tra l’altro ci sono tutta una serie di indici che sembrano essere di buon auspicio sotto questo punto di vista. Ad esempio gli indici obbligazionari sembrano tracciare un quadro definito e significativo che, però, non è da escludere che possa ridimensionarsi rapidamente. Proprio la politica monetaria delle banche centrali e l’andamento degli indici azionari hanno determinato il balzo delle scadenze più lunghe con i bond governativi dell’eurozona di durata superiore ai 10 anni avanzano di oltre il 6 per cento. Bene anche gli high yield e i convertibili. Viceversa sono le scadenze più brevi degli Usa ad essere in flessione a causa dell’indebolimento del biglietto verde.

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