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Azioni Eni e trimestrale: comprare o vendere dopo i conti 9mesi sul Ftse Mib oggi?

Azioni Eni e trimestrale: comprare o vendere dopo i conti 9mesi sul Ftse Mib oggi?
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I conti dei primi nove mesi 2018 di Eni dividono i traders tra chi consiglia di comprare azioni e chi invece è più prudente

La trimestrale di Eni, o per meglio dire i conti dei primi nove mesi dell'esercizio 2018 della società, è stata d'appeal per le azioni del Cane a Sei Zampe solo nei primi minuti di scambi su Borsa Italiana oggi. Successivamente, a causa delle tensioni generalizzate sul Ftse Mib, anche Eni è passata in negativa e, mentre è in corso la scrittura del post, registra un ribasso dello 0,13 per cento con il prezzo delle azioni sotto quota 15 euro. Andando a guardare al grafico intraday delle quotazioni, è possibile notare come nel corso della mattinata la quotazione Eni abbia raggiunto un minimo intraday a quota 14,76 euro e un massimo intraday a quota 15,36 euro. Quest'ultimo livello è stato toccato proprio nella prima parte della seduta quando più fresca e di impatto era la reazione del titolo alla pubblicazione dei conti dei primi nove mesi 2018 di Eni. Per analizzare l'andamento delle azioni Eni sul Ftse Mib oggi diventa quindi centrale interpretare i contenuti della trimestrale della società. In generale tutti i parametri di Eni hanno registrato un significativo miglioramento rispetto ai primi nove mesi dell'esercizio 2018.

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La società è entrata nel mese di ottobre (dati rilevati al 30 settembre) con ricavi pari a 19,69 miliardi di euro in crescita del 26 per cento su base annua e un utile operativo adjusted consolidato che è ammontato a quota 3,3 miliardi di euro contro i 947 milioni di un anno orsono. Di conseguenza l'utile netto di competenza degli azionisti Eni ha registrato un aumento da 344 milioni a quota 1,53 miliardi di euro, mentre il dato adjusted è avanzato da 229 milioni a 1,39 miliardi. Molto importante è stato anche il dato sull'indebitamento che a fine settembre è sceso a 9,01 miliardi contro i 9,9 miliardi al 30 giugno e i 10,92 miliardi di fine 2017. Il leverage di Eni è quindi passato da 0,23 a 0,18, mentre la generazione di cassa del periodo è stata positiva per 4,1 miliardi. Dai conti trimestrali emerge quindi una tendenza ben precisa ossia la progressiva riduzione dell'indebitamento. 

L'andamento della divisione E&P di Eni ha tratto beneficio dall'aumento della quotazione petrolio con il Brent che nel corso del trimestre si è attestato in media a 75,27 $/bl rispetto ai 52,08 $/bl del 3Q17. Allo stesso tempo il prezzo medio di realizzo di Eni si è attestato a una media di 69,99 dollari al barile rispetto ai 45,29 dollari del terzo trimestre 2017 (+46 per cento) per il petrolio, mentre quello del Gas naturale è aumentato da 134,14 a 202,52 $/migliaia di metri cubi (+51 per cento). 

Guardando al 2018 nel suo insieme, la produzione di idrocarburi di Eni, attesa allo scenario di budget di 60 dollari al barile, dovrebbe registrare un aumento del 3 per cento nell'anno 2018 rispetto al 2017 comprensiva dell'impatto negativo sulla produzione di gas di fattori esogeni in alcuni paesi con limitati impatti sulla generazione di cassa. Secondo la società questa previsione di crescita sarà sostenuta dal ramp-up dei grandi progetti operati avviati nel 2017 (Zohr e Noroos in Egitto, Jangkrik in Indonesia e OCTP olio in Ghana), dagli start-up del periodo (Ochigufu, OCTP fase gas, Bahr Essalam fase 2 e Wafa Compression), dal maggior contributo dei giacimenti Kashagan, Goliat e Val d’Agri, e dall’iniziativa negli Emirati Arabi Uniti.

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