Prezzo petrolio: dopo il crollo arriva la risalita, Iran “variabile impazzita”

Dopo il grande tonfo di ieri, il prezzo del petrolio oggi prova a recuperare le posizioni perse riportandosi sui livelli di 24 ore fa. Il recupero della quotazione petrolio ha avuto inizio nel corso della notte sui mercati asiatici ed è stato netto. Andando a guardare al grafico relativo all’andamento del prezzo del greggio in tempo reale, si può infatti notare un’impennata delle quotazioni a partire appunto dalla scorsa notte. Mentre è in corso la redazione di questo articolo, il petrolio WTI si muove in area 66,2 dollari, con un rialzo dell’1,13% rispetto all’indicazione precedente, mentre il contratto sul Brent è in aumento dell’1,14% in area 73,88 dollari al barile. Per avere un’idea della dimensione del calo si deve tener presente che le quotazioni del WTI ieri pomeriggio alle 16,30 circa si muovevano in area 65,13 dollari al barile con un calo del 2% secco rispetto all’indicazione precedente.

Per chi opera con strumenti derivati come ad esempio il trading attraverso i CFD, l’andamento molto volatile del prezzo del petrolio è stata una occasione per trarre profitto giocando con il passaggio dallo short al long. Speculazione a parte, però, la brusca e inattesa virata che il prezzo del petrolio ha segnato ieri pomeriggio suscita non poche perplessità che sono dimostrate dal boom di ricerche del tipo “perchè è crollata la quotazione petrolio?” Quello che si vuole quindi provare a fare in questo articolo è rispondere alla domanda sulle possibili ragioni del crollo del prezzo del petrolio anche alla luce del fatto che oggi 22 giugno si terrà una attesa riunione del’OPEC con all’ordine del giorno il possibile aumento dei livelli produttivi. 

Il crollo della quotazione petrolio che è avvenuto ieri è stato causato da un imprevisto. La Repubblica Islamica dell’Iran, con una mossa imprevedibile, ha aperto la porta alla possibilità di accettare un aumento della produzione. L’evento è stato singolare poichè, fino a ieri l’altro, l’Iran era in prima linea tra i paesi intransigenti completamente contrari a un possibile aumento della produzione di greggio. Con questa mossa la posizione di Teheran non è più così lontana da quella degli acerrimi rivali dell’Arabia Saudita. 

Dopo la presa di posizione dell’Iran, ora si tratta di capire quali sono le condizioni che Teheran porrebbe per dare il suo via libera all’aumento della produzione di petrolio. In seno all’OPEC, molti paesi si sono già dichiarati a favore di un aumento della produzione. Proprio la possibilità che già oggi si possa giungere a questo scenario, ha determinato i recenti crolli del prezzo del greggio anche se, secondo alcuni analisti, le previsioni quotazione petrolio restano rialziste. 

La vera partita è a questo punto quella connessa all’entità del taglio della produzione. La Russia punta ad un aumento della produzione di 1,5 milioni di barili al giorno mentre per Riad l’incremento dovrebbe essere più contenuto a 1 milione di barili.

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