Anche oggi il prezzo del petrolio registra un aumento molto marcato. I rialzi del greggio non fanno praticamente più notizia e questa mattina non c’è nessun trader che si stupisce vedendo la quotazione petrolio oltre i 130 dollari al barile. La guerra in Ucraina da un lato e le sanzioni pesantissime contro la Russia dall’altro, hanno reso normale vedere un prezzo del greggio su livelli così alti.

Ovviamente il boom delle quotazioni petrolifere si sta già riflettendo sul prezzo della benzina e sul costo della vita ma non è di questo che parleremo nel presente post. Questo articolo, infatti, punta a fare chiarezza sui target che le quotazioni petrolifere potrebbero raggiungere. Che il petrolio salga è assodato ma fino a che punto potrebbero arrivare i prezzi? Insomma fin dove si può spingere il valore del greggio? 

Riavvolgiamo il nastro ai giorni scorsi. L’ultima fiammata del prezzo del greggio è scattata in scia alle indiscrezioni in arrivo dagli Stati Uniti secondo cui l’amministrazione Biden starebbe prenderendo in considerazione la possibilità di introdurre sanzioni al pertrolio russo (in pratica il blocco dell’export di greggio). All’iniziativa statunitense si accoderebbe anche la fragilissima Unione Europea che, però, a differenza degli Usa, ha tutto da perdere da un provvedimento simile (soprattutto ad avere tantissimo da perdere sono i cittadini europei).

Quali sarebbero gli effetti sul prezzo del greggio dello stop alle importazioni da Mosca? Un assaggio lo abbiamo avuto già nei giorni scorsi ma secondo gli analisti ciò che si è fin qui visto è praticamente nulla. Nella migliore delle ipotesi il valore del petrolio potrebbe arrivare ai 150 dollari al barile. L’impennata, a portata di mano alla luce di quelli che sono i prezzi attuali, potrebbe avvenire nel giro di pochissimi giorni, forse poche ore dopo l’annuncio dell’eventuale stop al petrolio russo. Successivamente, sempre secondo le stime degli analisti, il greggio avrebbe la strada spianata per arrivare anche a 200 dollari al barile. Già a questo livello, il conto sociale che l’Europa pagherebbe se non ci fossero delle alternative in grado di compensare, sarebbe enorme. 

Ma lasciamo perdere questo aspetto e concentriamoci invece sull’impatto dal punto di vista operativa. Prezzi del petrolio in aumento significano strategia trading long che può essere attuata operando con uno strumento di tipo derivato come i CFD. Prima di fare trading sul petrolio con i Contratti per Differenza consigliamo di fare pratica con un conto demo. Il broker eToro (qui la recensione di Borsa Inside) è l’ideale poichè offre un conto dimostrativo con 100 mila euro virtuali per consentire ai traders alle prime armi di fare pratica senza correre il rischio di perdere soldi veri. 

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E se il prezzo del petrolio arrivasse a 300 dollari/barile?

Come abbiamo già accennato in precedenza, le previsioni che vedono il petrolio a 200 dollari al barile nel caso in cui Usa e Europa dovessero decidere di stoppare il petrolio russo sono addirittura ottimistiche. In realtà il rischio è che il valore del greggio possa salire fino a…300 dollari al barile. A paventare questa possibilità è stato il vice primo ministro russo Novak secondo il quale, nel caso in cui il petrolio russo dovesse essere ritirato dal mercato, il valore del greggio potrebbe schizzare anche a 300 dollari al barile con conseguenze catastrofiche per il mercato globale.

Come facilmente inutuibile la Russia non resterebbe con i depositi pieni di greggio invenduto. Novak, infatti, ha confermato quello che in tanti sospettavano da tempo: la Federazione Russa sa perfettamente dove collocare il petrolio nel caso in cui sia l’Unione Europea che gli Usa dovessero rifiutarlo: ovviamente in Cina e, più in generale, in Asia. 

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