Investire su S&P 500: botton possibile o e è solo mini rally in bear market?

Sono certo che chi ha in portafoglio azioni Usa oppure è solito investire attraverso i CFD sugli indici di Wall Street (qui la demo eToro gratuita), si sarà chiesto, guardando al rialzo messo a segno dall’azionario americano la scorsa settimana, cosa stesse succedendo. Un dubbio più che legittimo visto che, dal Nasdaq all’S&P 500, i panieri della borsa di Wall Street, prima del recupero, avevano messo in fila una lunga scia di segni negativi.

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Questo articolo punta proprio a fare luce sulla natura del rialzo registrato nell’ultima Ottava da Wall Street. Fondamentalmente si tratta di capire se il segno verde dell’S&P 500 (usiamo questo indice come punto di riferimento) sia segnale di un imminente botton (quindi di una inversione) oppure sia semplicemente una parentesi in un mercato che resta comunque orso. C’è enorme differenza tra le due interpretazioni. Se il rimbalzo è un indizio di un imminente botton, infatti, la strategia trading di medio termine non può che essere rialzista. Viceversa se il recupero è stato solo momentaneo allora sarà necessario fare ancora i conti con il bear market.

Insomma nel primo caso l’approccio sarà long mentre nel secondo potrebbe continuare ad essere short. In entrambe le situazioni è possibile operare con il broker eToro che ha il vantaggio di offrire sempre la demo gratuita da 100 mila euro virtuali per imparare a fare long e short trading senza correre il rischio di perdere soldi veri.

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Tornando al core del post, specifico subito che NON è possibile dare una risposta definitiva alla domanda su cosa sia successo a Wall Street la scorsa settimana e quindi su cosa potrebbe accadere in futuro. L’andamento degli indici è sempre fatto di interpretazioni, figuriamoci in una fase come quella attuale che è caratterizzata da una incertezza profonda.

E di fatti, dinanzi al bivio botton o semplice partentesi di recupero in mercato orso, anche i big dell’analisi finanziaria si sono divisi. Vediamo brevemente quale è il loro punto di vista.

  • Scott Chronert (Citi): nel breve termine i mercati azionari dovrebbero aver toccato un picco di ribassismo su rischio recessione e rischio rialzo dei tassi FED. Da adesso in poi a restare volatilità saranno soprattutto i singoli titoli mentre la pressione sull’intero paniere (S&P 500 dovrebbe calare).
  • Michael Wilson (Morgan Stanley): non è detto che l’inflazione più alta delle attese e la crescita più lenta (antifona di una possibile recessione) siano state già del tutto scontate dai mercati. La FED potrebbe diventare più aggressiva ancora se i prezzi dei titoli azionari dovesse salire. La flessione registrata dal PMI Usa, inoltre, suggerisce un possibile allargamento del ribasso di un ulteriore 10 per cento.
  • Jonathan Krinsky (BTIG): l’S&P 500 nell’area compresa tra 3.400 e 3.500 è un traguardo molto probabile ma si potrebbe concretizzare non prima di fine estate e inizio dell’autunno. La storia insegna che nel 2000 furono necessari ben 18 mesi (ed un evento dal forte impatto) per poter assistere ad un recupero monstre. A livello settoriale, i titoli energetici dovrebbero registrare una discreta vulnerabilità in un periodo dell’anno stagionalmente debole.
  • Brian Belski (BMO): in un contesto molto incerto non si può escludere che il settore dei servizi di comunicazione possa essere capace di invertire la rotta. I recenti ribassi hanno determinato una riduzione delle valutazioni nel settore. Non è un mistero che molti titoli ad alta capitalizzazione hanno visto tornare i loro multipli P/E forward ai livelli di marzo 2020. Il settore su cui l’esperto consiglia di investire è quello dei servizi di comunicazione. La posizione andrebbe tenuta aperta sui nomi growth e in particolare su quelli che pagano dividendi.
  • Keith Parker (UBS): è in corso un miglioramento del rapporto rischio/ricompensa azionario mentre l’indice S&P 500 è oversold di 4 punti in un contesto generale in cui aumenta la paura della recessione. Sull’azionariato ci sono qualità ma anche valutazioni economiche, perlomeno rispetto alle precedenti medie di fine ciclo. Il consiglio finale dell’esperto di UBS è quello di puntare su azioni che possono conseguire rialzi di un certo spessore piuttosto che attendere i ribassi per comprare.

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