aumento prezzo oro

Molto movimento sul prezzo dell’oro nelle ultime settimane. Come si può notare dal grafico in basso, le quotazioni del gold si sono portate ai massimi da 3 settimane. Lo sfondamento al rialzo di quota 1700 dollari l’oncia rappresenta un evento significativo dal punto di vista dell’analisi tecnica ma è anche un molto rilevante sotto un profilo psicologico.

A consentire all’oro di allontanarsi dai livelli bassi che hanno caratterizzato la curva negli ultimi mesi sono una serie di fattori differenti. Tanto per iniziare ci sono le speculazioni sulle prossime mosse di politica monetaria della FED. A differenza di quanto avvenuto durante tutto l’ultimo periodo, per la prima volta c’è la speranza che la Federal Reserve possa non avere più ragioni forti per procedere a rialzi consistenti dei tassi di riferimento.

Ad alimentare questa aspettativa è un dato macro ben preciso: l’indice Ism manifatturiero di settembre. Il market mover si è attestato a 50,9 punti, in ribasso rispetto ai 52,8 di agosto e nettamente sotto le attese degli analisti che puntavano su un dato pari a 52,8 punti. Il fatto che l’Ism manifattura abbia messo a segno una contrazione così forte potrebbe indurre la FED ad attenuare il suo slancio monetario aggressivo.

Per ora questa è una speranza che però sembra bastare agli trader che investono sull’oro.

Prima di analizzare le altre ragioni alla base del recupero del prezzo del gold, ricordiamo ai lettori che per investire sul’oro si può utilizzare uno strumento derivato come i CFD. I Contratti per Differenza riflettono il prezzo del gold sottostante e consentono di speculare senza avere il possesso fisico dell’asset. Chi volesse imparare a fare trading CFD sull’oro può usare il conto demo gratuito messo a disposizione dal broker eToro.

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Prezzo dell’oro in recupero: ecco quali sono gli altri driver rialzisti

La performance dell’ISM manifatturiero relativo al mese di settembre che abbiamo citato nel paragrafo precedente, è solo il motivo contingente alla base del recupero dell’oro. Ci sono altre ragioni che hanno spinto il gold ai massimi da tre settimane. Secondo Edward Moya, analista di Oanda, ad ottobre i rendimenti dei Treasury 10 anni sono scesi al 3,585 per cento dal 4,05 per cento della scorsa settimana, allontanandosi così dai massimi pluriennali. Questa è una buona notizia per l’oro che potrebbe salire fino a 1740 dollari l’oncia.

Anche il ridimensionamento del Dollaro sta impattando positivamente sul valore dell’oro. Sugandha Sachdeva, vicepresidente della ricerca sulle materie prime e sulle valute presso Religare Broking, ha affermato che l’indebolimento del Dollar Index e le preoccupazioni su una imminente recessione stanno riportando l’interesse verso l’oro. In questo contesto SPDR Gold Trust, il più grande Etf al mondo basato sull’oro, proprio ieri ha registrato l’afflusso più grande di tutti i tempi da giugno. Insomma qualcosa sta cambiando e non è da escludere che con una FED meno aggressiva e con la concretizzazione del rischio recessione, il valore dell’oro possa salire fino a 1800 dollari l’oncia.

Dal punto di vista tecnico, Websim ha fatto giustamente notare che il cedimento di quota 1.675 dollari è stato uno snodo decisivo per la ripartenza del gold. Secondo gli analisti, ci potrebbero essere dei segnali di spinta ulteriore nel caso in cui ci fosse una chiusura del metallo prezioso sopra i 1.700 dollari l’oncia.

Insomma l’oro potrebbe tornare ad essere protagonista riscoprendo la sua funzione rifugio scippata dal Dollaro. Una buona notizia per i trader alla ricerca di altri mercati su cui investire. Per quello che riguarda le piattaforme passare dal trading online (ad esempio) sulle azioni alla speculazione sull’oro non è un problema. Esistono infatti piattaforme come eToro che consentono di fare trading CFD da una sola piattaforma su tanti mercati diversi.

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