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Green bond, sostenibili ma… non sempre: ecco i rischi di un investimento ESG non trasparente

green bond

Non sempre gli investimenti green sono realmente tali: ecco una interessante panoramica dei timori che dovrebbero sottostare la scelta di impieghi ESG.

Stando a quanto rammenta una nota a cura di Matt Lawton, Sector Portfolio Manager, Fixed Income Division di T. Rowe Price, nel corso del 2020 le emissioni di obbligazioni ESG sono state pari a 512 miliardi di dollari, in incremento del 67% rispetto all’anno precedente.




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Sebbene la maggior parte di questa crescita sia legata alla partecipazione di governi, enti locali e organizzazioni sovranazionali che hanno raccolto capitali per contrastare gli effetti negativi della pandemia, è certo ed evidente come l’emissione di obbligazioni ESG da parte delle aziende abbia comunque subito un balzo in avanti di un ragguardevole + 19% su base annua. All’interno di tali emissioni, la maggiore quota è legata ai green bond, di fianco a una dinamica crescita delle obbligazioni sociali e di quelle indicizzate alla sostenibilità.

La nota di Lawton rammenta in tal senso come i bond ESG vengano generalmente scambiati con un premium rispetto agli equivalenti non ESG, rendendoli così per gli emittenti uno strumento più economico per reperire del capitale in prestito. È peraltro segno di incoraggiamento il fatto che le società si stiano impegnando sempre di più in progetti ambientali e sociali finanziati proprio mediante l’emissione di obbligazioni con marchio ESG. Tuttavia, serve più di una semplice etichetta per valutare le credenziali ambientali o sociali di un’obbligazione.

Ma attenzione. Come rammenta la nota di T. Rowe Price, preoccupazione deve invece essere espressa su alcune pratiche di emissione di bond ESG.

In particolare, l’analista si sofferma su quelle obbligazioni prive di “additionality”, come ad esempio avviene con l’emissione di un green bond a copertura di spese operative riguardanti un passaggio a fonti di energia rinnovabile che era già in corso al momento dell’emissione. Ancora più preoccupanti, si legge nella nota, sarebbero le obbligazioni sustainability-linked, che hanno una struttura che permette all’emittente di saldarle prima della data in cui è fissato il target di sostenibilità, o ancora quelle in cui il cambiamento delle condizioni in base al raggiungimento dell’obiettivo è irrilevante.

Ecco dunque che diventa fondamentale, in fase di scelta dell’investimento, valutare attentamente la natura dell’emittente e della struttura del bond, andando a verificare l’effettivo uso dei finanziamenti e la qualità della reportistica post-emissione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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