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Corporate Global Tax: perché i tuoi investimenti devono tenerne conto

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La Corporate Global Tax potrebbe cambiare lo scenario della pressione fiscale internazionale

Il nuovo accordo fiscale globale di cui alla c.d. Corporate Global Tax potrebbe finire con l’avere delle rilevanti ripercussioni per i propri investimenti. Ma quali sono le implicazioni di maggiore significatività?




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A parlarne è stato, in una recente nota, Norman Villamin, CIO Wealth Management, di Union Bancaire Privée (UBP), che ricorda come nel corso dell’ultimo fine settimana i leader del G7 abbiano trovato un accordo sul principio di una necessità di riforma del sistema fiscale globale, ponendo così le basi per l’imposizione di un'aliquota minima per le imprese e per contrastare l'evasione fiscale da parte delle "multinazionali più grandi e redditizie". Ciò premesso, la palla passa ora al G20, che nel prossimo vertice di luglio dovrebbe vagliare questa proposta.

Dalla Digital Tax alla Corporate Global Tax

La nota dell’esperto ricordava che nel 2020, quando l'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump esitava a sostenere l’introduzione di una tassa minima globale per evitare un impatto eccessivo sulle imprese statunitensi, diversi Paesi hanno agito in maniera autonomia e scollegata mediante apposite “digital tax” sulle imprese del settore tech, che approfittano delle maglie incerte delle normative fiscali nazionali per dirottare i propri redditi (e, dunque, l’imposizione fiscale) laddove è più conveniente.

Ebbene, proprio per incoraggiare questi Paesi – si legge nella nota - a incorporare tali tasse nel quadro di tassazione minima appena concordato, gli Stati Uniti hanno contemporaneamente imposto e poi sospeso i dazi del 25% su importazioni selezionate da Regno Unito, Italia, Spagna, Austria, India e Turchia per 180 giorni, in attesa della finalizzazione dei dettagli conclusivi dell'accordo fiscale globale.

Quali implicazioni per gli investimenti

Chiarito quanto sopra, la proposta della nuova aliquota minima globale del 15% sulle aziende, può rappresentare un interessante cambio di direzione per quanto concerne la pressione fiscale sulle imprese, al netto degli aumenti proposti dall'amministrazione Biden.

Con il calo delle aliquote fiscali effettive sulle imprese (dal 31% al 13% attuale) pari ad oltre il 30% della crescita dei profitti delle aziende USA dall'inizio del secolo, le imprese dovranno fare sempre più affidamento sull'espansione dei margini e sulla crescita dei ricavi anche solo per mantenere il recente ritmo di crescita dei profitti

dichiara l’analista di UBP, per poi rammentare come i venti favorevoli in ambito fiscale e monetario potrebbero indurre a una ripresa ciclica nella crescita degli utili e dei margini aziendali.

Tuttavia, con la rivoluzione dell'innovazione che si sposta rapidamente da un focus ristretto allo spazio digitale all'accelerazione degli investimenti verso l’industria green, le supply chain che si accorciano e la crescente opposizione all'outsourcing sul fronte politico interno, non vediamo all’orizzonte dei driver per un nuovo ciclo di espansione dei margini, suggerendo che in futuro lo stock picking diventerà sempre più prezioso

conclude.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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