Investimenti green in Italia da fondi esteri, Tabarelli: “le risorse dell’estero sono un bene”

Il green italiano sta attirando l’attenzione dei grandi investitori esteri, soprattutto francesi, con in testa i fondi di investimento.

Nella lunga fila per entrare nel capitale delle eccellenze italiane troviamo anche assicurazioni e i cosiddetti “istituzionali“, che sono pronti a sottoscrivere miliardi con le numerose IPO di settore attese nel corso di quest’anno.

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, in un’intervista a Money.it ha affermato: “il green deal italiano attira investitori perché l’Italia è il Paese del sole e quello che punta di più sulle rinnovabili e dove i prezzi dell’elettricità sono i più alti”.

“Certo non mancano i rischi legati alla burocrazia e ai tempi delle autorizzazioni, nonché alle resistenze locali. Per questo è un bene che i capitali stiano arrivano in Italia”. Si tratta quindi di una scommessa da cogliere al volo e soprattuto di una necessità delle aziende “madri”, tipicamente le utility, di valorizzare i propri asset per moltiplicarne la potenza di fuoco e per poter competere su un mercato che appare già fin troppo affollato.

Edison, A2A, Iren, Snam, Eni, Acea, Alerion ed Enel sono le squadre in campo. Ardian, Macquaire, Crédit Agricole ed Equixit sono alcuni dei “giocatori” entrati in campo grazie alla recente campagna acquisti. Vi sono poi molti altri attori del private equity che hanno gli occhi puntati sul business verde italiano e attendono con impazenza le IPO programmate di Plenitude (del gruppo Eni), De Nora (del gruppo Snam) e delle colonnine elettriche di Enel.

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha affermato che la quotazione di Plenitude “è un caposaldo della nostra strategia di decarbonizzazione e un passaggio fondamentale della trasformazione in atto di Eni. La nuova società attirerà nuovo capitale, libererà valore e accelererà la transizione energetica“.

Francia-Italia, in arrivo grandi capitali

Grazie all’interesse francese, favorito in questo periodo dall’asse politico tra il premier italiano Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron, Edison ha annunciato lo scorso dicembre di aver aperto il capitale di Edison Renewables al Crédit Agricole.

Il gruppo francese ha puntato 1 miliardo di euro per il 49% della società italiana e ha già affermato di voler contribuire ad incrementare la potenza eolica e fotovoltaica installata a 4 GW, entro il 2030, per un’azienda che detiene già degli asset rinnovabili per una capacità complessiva di 1.1 GW (1.000 MW dei quali sono eolici e distribuiti nelle zone d’Italia a più alta ventosità).

Ma che impatto avrà il gruppo francese? Edison, che ha sede a Milano, si è già impegnata a spiegare che questo non si traduce in un disimpegno dall’energia rinnovabile. Il gruppo italiano ha infatti assicurato che manterrà il pieno controllo industriale e di governance della sua controllata, e che ne guiderà lo sviluppo nelle rinnovabili in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050.

Questo nuovo rapporto Italia-Francia coinvolge anche Acea, la multiutility romana. Il gruppo guidato da Giuseppe Gola ha stretto infatti un’alleanza con il socio Suez per formare una società nuova, il cui obiettivo è quello di progettare un sistema evoluto di misurazione intelligente per il servizio idrico.

Inoltre verrà istituita una nuova società di diritto italiano, con capitale che inizialmente verrà detenuto al 65% da Acea e al 35% da Suez, che sarà deputata ad avviare la commercializzazione del prodotto sul mercato italiano captive di Acea già entro il primo seestre del 2023.

Verrà istituita anche un’altra società, di diritto francese, il cui capitale sarà detenuto al 65% da Acea e il suo compito sarà quello di avviare la commercializzazione del prodotto sul mercato italiano aperto e su quello internazionale entro il secondo semestre del 2024.

Acea ha anche stretto un accordo con il fondo infrastrutturale inglese Equixit per la cessione del 60% di una newco che controllerà una capacità solare di circa 105 MW. Acea poi manterrà la gestione degli impianti e ritirerà l’energia prodotta sulla base anche dei contratti Ppa.

Grande attesa per le IPO del 2022

Un forte interesse, quindi, che rappresenta anche un segnale per le IPO attese nel corso di quest’anno e che dovrebbero essere un vero e proprio successo e attirare sottoscrittori “di peso”.

Oltre al caso di Eni, che conserva una quota di maggioranza in Plenitude e con ciò dovrebbe avere un flottante in Borsa pari al 20-30% del capitale, quest’anno sarà l’occasione di De Nora, del gruppo Snam, di valorizzare l’idrogeno verde a Piazza Affari.

Poi troviamo anche Enel, che punta a quotare il business delle sue colonnine elettriche. Quindi sarà ancora tempo di shopping per i fondi esteri? Tabarelli ha spiegato che “i capitali italiani sono ingessati e più difficilmente puntano su una realtà a rischio medio alto come quella italiana, per questo motivo c’è grande spazio per i più coraggiosi fondi esteri“.

Il tema dei capitali nostrani e del loro coinvolgimento sulle eccellenze e i settori strategici del Paese dovrebbe quindi essere al centro della strategia di governo, al fine di convogliare maggiori risorse sull’economia reale. Un tema del tutto aperto che per il momento lascia ampio spazio di manovra “allo straniero”.

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