Non vi è ambito della nostra vita quotidiana che non sia stato impattato dal Covid-19. E, tra di essi, uno dei cambiamenti più vistosi è stato certamente il modo con cui ci siamo interfacciati alle abitudini quotidiane: la pandemia ci ha spinto verso un futuro più digitale, con il lavoro da remoto che forse diverrà la norma per molti, e con un calo degli spostamenti in ambito metropolitano.

Tuttavia, guai a pensare che tutto ciò possa decretare la crisi delle città globali. Per una recente nota di Hugo Machin, Fund Manager Global Cities e Tom Walker, Co-Head of Global Real Estate Securities, Schroders, è anzi vero, per certi versi, proprio il contrario. Dunque, invece che diminuirne la portata e il potere, questi cambiamenti potrebbero accrescere il valore delle città globali.

L’importanza delle città globali

L’avvento della pandemia ha costretto un crescente numero di persone a lavorare da casa durante il lockdown, eliminando così il bisogno di recarsi in ufficio ogni giorno. Una situazione che – senza spingersi troppo indietro nel tempo – non sarebbe probabilmente stata realizzabile appena 15 o 20 anni fa.

Considerati i vantaggi di questa evoluzione, è lecito ritenere che saranno sempre meno le persone che si sposteranno verso i centri delle città per lavoro ogni giorno. Ma attenzione: il calo quantitativo dei viaggi al centro città sarà controbilanciato dalla crescita delle interazioni in occasione di tali spostamenti. Dunque, quando effettivamente ci si sposterà in città, si andrà incontro a un numero maggiore di interazioni, che assumeranno ancora più importanza.

Come cambieranno gli edifici

Oltre al mutamento della quantità e della qualità delle interazioni, un altro cambiamento consisterà il modo in cui utilizziamo gli edifici nelle città globali. Il cuore urbano continuerà a essere vitale per l’economia delle città – afferma la nota dei due esperti, per poi focalizzarsi su alcuni esempi, come il fatto che i data centre e i magazzini hanno già rimpiazzato i centri commerciali, e che i depositi stanno iniziando a rimpiazzare anche i negozi fisici. In molte città, avere un magazzino nelle vicinanze di un centro urbano molto popoloso vale di più di disporre di un punto vendita fisico.

È poi evidente che la necessità di un maggiore distanziamento sociale costituirà un fattore chiave che darà una spinta al futuro digitale. Gli uffici dovrebbero dunque andare incontro a un calo della domanda, tranne nelle zone più interconnesse. Pagheranno il pegno maggiore, dunque, gli uffici posti in sedi secondarie, fuori dal centro urbano.

L’urbanizzazione è, comunque, una strada a senso unico

La nota conclude poi sottolineando come l’urbanizzazione sia un trend di lungo termine, a senso unico, in accelerazione dalla rivoluzione industriale e, dunque, più “forte” anche del Covid-19.

Insomma, anche al netto dei cambiamenti di cui sopra, le città restano il modo più efficiente per vivere e lavorare, grazie anche alla loro capacità di generare dei cluster, maggiori opportunità di condivisione delle conoscenze e delle esperienze, e così via.

Infine, dal punto di vista economico le città globali hanno un enorme potere di acquisto e, dunque, anche in epoca post-pandemica, saranno determinanti per trascinare al rialzo il Pil dei Paesi in cui si trovano.

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