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L'Ue ha deciso: ecco chi potrà avere i contributi a fondo perduto

L'Ue ha deciso: ecco chi potrà avere i contributi a fondo perduto

Arriva il via libera da parte dell'Ue sui contributi a fondo perduto per partite Iva e imprese come stabilito dal decreto Rilancio

Il governo Conte, con il decreto Rilancio, ha introdotto una serie di agevolazioni e misure a sostegno del reddito destinate principalmente alle imprese e ai lavoratori con partita Iva. Tra queste compaiono anche i contributi a fondo perduto, sui quali si è espressa proprio in questi giorni la Commissione Europea, che ha di fatto dato il via libera.

Si sono succedute diverse assemblee che avevano all'ordine del giorno anche la questione degli aiuti previsti dal decreto Rilancio, poi il 2 luglio 2020 l'Ue è giunta ad una decisione nel merito, destinando di fatto alle imprese e ai lavoratori con partita Iva che hanno subito maggiori danni economici per via delle misure restrittive imposte nel periodo del lockdown.

La Commissione Ue ha quindi confermato il suo Ok al progetto di estendere la platea dei beneficiari dei contributi a fondo perduto come previsto dal decreto Rilancio. Tra coloro cui saranno destinati questi aiuti ci saranno quindi anche le piccole e medie imprese, secondo quanto riportato da Trend-Online, ma quali sono i requisiti che dovranno soddisfare?

A quanto ammontano i contributi a fondo perduto?

A stabilire a chi sono destinati i contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio ed approvati da Bruxelles è l'articolo 25 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, dove si legge che gli aiuti sono a sostegno dei soggetti che hanno attività d'impresa o sono lavoratori autonomi, o con reddito agrario oppure sono titolari di partita Iva.

Lo Stato in questo caso mette a disposizione delle categorie sopra elencate circa 6,2 milioni di euro. Al momento, stando ai dati resi noti dall'Agenzia delle Entrate, sono già stati versati 890 mila ordinativi di pagamento, per un totale di circa 3 miliardi di euro.

Non tutti riceveranno lo stesso importo. Il calcolo sarà eseguito sulla base della percentuale della differenza tra il fatturato registrato dai beneficiari avvenuto nel mese di aprile 2020 e il fatturato registrato nel mese di aprile 2019. L'importo minimo è di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per le imprese.

Il via libera da parte di Bruxelles

Il nodo da sciogliere sin dall'inizio era quello della definizione da parte del regolamento Ue del termine "imprese in difficoltà". Infatti è stata la necessità di fare chiarezza su questo punto, a partire dal giorno della pubblicazione della Circolare 15/E dell'Agenzia delle Entrate, ad indurre ad un consulto con la Commissione Europea.

Nella circolare si specificava infatti che il sostegno economico a fondo perduto poteva essere richiesto soltanto da quelle imprese che non si trovavano in una situazione di difficoltà già il 31 dicembre 2019.

L'espressione "imprese in difficoltà" veniva spiegata nell'articolo 2, punto 18, del regolamento (UE) n.651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014.

Per poter classificare un'impresa come "impresa in difficoltà" è necessario che sussistano tutti i presupposti stabiliti dal Regolamento. Tali presupposti però risultavano essere particolarmente stringenti, portando all'esclusione dalla definizione di una platea di imprese estremamente ampia, e tra quelle tagliate fuori ci sarebbero state molte piccole e medie imprese.

La Commissione Ue ha quindi preso parte attiva nel dibattito, con il risultato che si è giunti alla pubblicazione della Terza modifica del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del Covid-19.

Cosa si stabilisce quindi? Il risultato è che gli aiuti economici, e con essi anche i contributi a fondo perduto, potranno essere richiesti anche da parte delle piccole e medie imprese, anche nel caso in cui si trovassero già in difficoltà prima dell'esplosione della pandemia in Italia, vale a dire già prima del 31 dicembre 2019.

Vi è però una condizione, quella che le suddette imprese non risultino soggette ad alcuna procedura concorsuale per insolvenza e che non abbiano ricevuto alcun aiuto da parte dello Stato per la ristrutturazione o il salvataggio.

A chi sono destinati i contributi a fondo perduto?

A stabilire quali sono i soggetti che potranno beneficiare dei contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio è la Circolare 15/E dell'Agenzia delle Entrate, dove si legge che il contributo a fondo perduto può essere richiesto da:

"Titolari di reddito agrario di cui all'art. 32 del TUIR con volume d'affari nell'anno 2019 non superiore a 5 milioni di euro; da altri soggetti con ricavi di cui all'art. 85, comma 1, lett. a) e b), del TUIR o compensi di cui all'art. 54, comma 1, del medesimo TUIR non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d'imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto".

Potranno quindi richiedere il contributo a fondo perduto tutti i titolari di partita Iva che esercitano attività d'impresa o di lavoro autonomo, nonché i titolari di reddito agrario che hanno registrato nel corso dell'anno 2019 ricavi o compensi che non hanno superato la soglia dei 5 milioni di euro.

Stando a quanto riportato nella circolare emessa dall'Agenzia delle Entrate, il contributo a fondo perduto può essere richiesto anche da chi non è in grado di soddisfare le suddette condizioni, a patto che l'attività sia stata avviata a partire dal 1° gennaio 2019. In questo modo si include tra i potenziali beneficiari anche tutta quella platea di imprese appena avviate, e quindi che si trovavano all'inizio del lockdown nella fase più delicata.

Sono altresì compresi tra i potenziali beneficiari quei soggetti che, dall'insorgenza di un evento calamitoso, hanno domicilio fiscale o sede operativa nel territorio di Comuni colpiti appunto da suddetto evento, a patto che siano ancora in corso gli stati di emergenza al momento della presentazione della domanda.

Quali sono i requisiti per poter richiedere il contributo a fondo perduto?

Il primo requisito da annoverare riguarda l'appartenenza alle categorie elencate nel decreto Rilancio, il che vuol dire che possono fare richiesta solo coloro che sono:

  • Titolari di partita Iva
  • Esercenti di attività d'impresa
  • Lavoratori autonomi
  • Titolari di reddito agrario

Inoltre c'è il requisito dei ricavi, che non devono superare il tetto massimo stabilito dalla legge, che è stato fissato per l'anno 2019 a 5 milioni di euro.

Chi non potrà richiedere il contributo a fondo perduto

L'Agenzia delle Entrate, oltre a dettagliare i requisiti di coloro che possono fare richiesta per ricevere il contributo a fondo perduto previsto dal decreto Rilancio, ha specificato anche quali sono gli elementi che determineranno l'esclusione dagli aiuti.

Non potranno beneficiare del contributo infatti:

  • I soggetti con attività cessata in data di presentazione della richiesta
  • Gli enti pubblici, come stabilito dall'art. 74 del TUIR
  • Gli intermediari finanziari e società di partecipazione come specificato dall'art. 162-bis del TUIR
  • I soggetti contribuenti che hanno diritto ad altre indennità previste dagli artt. 27 e 38 del dl 17 marzo 2020, n. 18
  • I lavoratori dipendenti
  • I professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, inquadrati dai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103).

Non potranno richiedere il contributo poi i titolari di partita Iva che abbiano avviato la propria attività dopo la data del 30 aprile 2020.

Ecco come fare richiesta per i contributi a fondo perduto

Per fare richiesta dei contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio, le imprese e le partite Iva possono presentare istanza presso l'Agenzia delle Entrate seguendo la procedura telematica.

Il richiedente che intende presentare la domanda personalmente, potrà farlo effettuando l'accesso all'area riservata del portale "Fatture e Corrispettivi" che si trova sul sito ufficiale dell'Agenzia delle Entrate.

Altrimenti esiste un'altra possibilità. Si può fare domanda infatti rivolgendosi ad un intermediario, vale a dire un delegato al servizio del Cassetto fiscale dell'Agenzia delle Entrate, oppure al servizio di Consultazione e Acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici del portale Fatture e Corrispettivi.

O in alternativa l'intermediario potrà essere appositamente delegato con un'auto-dichiarazione espressa all'interno dello stesso modello utilizzato per la richiesta del contributo a fondo perduto.

Per inviare la richiesta non c'è bisogno di aspettare lo scoccare dell'ora X, visto che le domande possono essere presentate già dal 15 giugno 2020 e fino al 13 agosto 2020.

Le domande possono invece essere presentate a partire dal 25 giugno 2020 e fino al 24 agosto 2020 nel caso in cui il richiedente sia un erede che porta avanti l'attività per conto del deceduto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
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