Nel decreto Sostegni di Draghi la proroga del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione Covid

Nel decreto Sostegni di Draghi la proroga del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione Covid

Il decreto Sostegni proroga al 30 giugno il divieto di licenziamento e la cassa integrazione. Ecco cosa prevedono gli interventi a sostegno dei lavoratori inseriti nel decreto

Mentre il governo lavora al secondo decreto Sostegni, per le misure contenute nel quale è previsto un ulteriore scostamento di bilancio, vediamo quali sono alcuni degli aiuti economici che sono stati invece messi in campo con il primo decreto Sostegni varato dal governo Draghi.

In particolare cerchiamo ora di approfondire l'aspetto delle misure introdotte a sostegno dei lavoratori che a causa della politica di chiusure adottata nell'ambito dell'emergenza Coronavirus sia dal governo Conte che dal governo Draghi, si trovano senza lavoro.

Migliaia di lavoratori italiani si trovano attualmente in cassa integrazione in quanto le imprese nelle quali erano impiegati hanno registrato un drastico calo della produzione se non una totale cessazione della stessa, e di conseguenza non possono che ridurre la manodopera nel migliore dei casi, o chiudere l'attività negli altri.

In questo contesto a dir poco drammatico si vanno a collocare quindi la recente proroga della cassa integrazione e quella relativa al blocco dei licenziamenti, interventi che sono entrambi previsti dal primo decreto Sostegni emanato dal governo guidato da Mario Draghi.

Con il decreto Sostegni la proroga del divieto di licenziamento

Il divieto di licenziamento che fu introdotto dal governo Conte bis avrebbe dovuto giungere a scadenza il 31 marzo scorso, tuttavia è intervenuta la proroga contenuta nel decreto Sostegni del governo Draghi, con la quale la scadenza è stata spostata al 30 giugno 2021.

Il decreto Sostegni di fatto proroga quindi il divieto di licenziamento, sia individuale che collettivo, per motivi economici. Dopo il 30 giugno il blocco dei licenziamenti generalizzato diventerà selttivo fino al 31 ottobre.

Un discorso questo che vale per quei lavoratori che beneficiano di ammortizzatori sociali ordinari. Infatti la data del 31 ottobre riguarda tutti quei datori di lavoro che possono accedere ai trattamenti di Assegno Ordinario (FIS), Cassa Integrazione in Deroga (CIGD) e Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli (CISOA).

Dal primo luglio fino al 31 ottobre il blocco dei licenziamenti riguarderà i datori di lavoro che accedono alla misura della cassa integrazione per le settimane di proroga previste dal decreto Sostegno.

In alcuni casi tuttavia il divieto di licenziamento non viene applicato, ed in particolare parliamo dei casi in cui si verifica:

  • la cessione definitiva dell'attività di impresa
  • il fallimento dell'aziende quando non è previsto l'esercizio provvisorio
  • il caso di accordo collettivo aziendale che viene stipulato dai sindacati di livello nazionale

Ad essere prorogato è il divieto di licenziamento per motivi economici, il che significa che non è previsto alcun divieto, così come non lo era prima del decreto Sostegni, per i casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. In questo caso il datore di lavoro, indipendentemente dal numero di dipendenti può licenziare per giusta causa come stabilito dall'Art. 3 della Legge 15 luglio 1996, n. 604.

Decreto Sostegni e proroga cassa integrazione, stanziati 7 miliardi di euro

La cassa integrazione è stata una vera ancora di salvezza per quei lavoratori che con l'arrivo del Covid e l'inizio del lockdown si sono ben presto ritrovati senza lavoro. Per aiutare i lavoratori in vista di una situazione di emergenza economica senza precedenti, il governo Conte ha messo in campo nuovi ammortizzatori sociali che come ricordiamo in una prima fase hanno anche subito una serie di ritardi.

La cassa integrazione Covid fu introdotta inizialmente con il decreto Cura Italia, ed è stata successivamente oggetto di svariate proroghe, prima con il decreto Rilancio, poi con il decreto Agosto e successivamente anche con il decreto Ristori. Anche in Legge di Bilancio 2021 è stata inserita una proroga per la cassa integrazione che faceva slittare la scadenza al 31 marzo 2021.

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha trovato un punto di incontro con Confindustria e coi sindacati dei lavoratori ed ora con il decreto Sostegni è stata prorogata la misura della cassa integrazione.

Come sappiamo la a precedente scadenza era fissata al 31 marzo 2021. Per il potenziamento di questa misura il governo Draghi ha deciso di aumentare il budget fino a stanziare ben 7 miliardi di euro per il 2021, come confermato nell'articolo 7 del testo del decreto.

Per finanziare la proroga della cassa integrazione fino al 30 giugno il governo Draghi ha dovuto stanziare una parte dei 32 miliardi previsti per le misure introdotte con il decreto Sostegno.

Quali sono i datori di lavoro che possono accedere alla cassa integrazione?

Diciamo prima di tutto che il datore di lavoro che intende accedere a questi ammortizzatori sociali deve essere in grado di dimostrare che c'è stata una sospensione, o quantomeno una netta riduzione della propria attività lavorativa.

Non solo, perché è necessario altresì essere in grado di dimostrare che il calo della produzione registrato in seguito all'arrivo del Coronavirus sia ad esso, o alle misure imposte dal governo nell'ambito dell'emergenza sanitaria, strettamente collegato da un rapporto di causa ed effetto.

La sospensione dell'attività o il suo calo devono insomma essere dovuti al Covid-19 in maniera diretta o indiretta. Il decreto Sostegni inoltre conferma la gratuità del trattamento di integrazione salariale Covid-19 per i datori di lavoro che soddisfano i requisiti sopra brevemente accennati, ed in questi casi quindi non è previsto nessun contributo aggiuntivo.

Esistono diversi ammortizzatori sociali tuttora in funzione in Italia, ma per quel che riguarda la cassa integrazione in particolare distinguiamo tre fasce che presentano differenze anche piuttosto determinanti tra l'una e l'altra.

  • Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO): quando parliamo di cassa integrazione parliamo di un sussidio che è stato prorogato dal decreto Sostegni, che viene riconosciuto per una durata massima di ulteriori 13 settimane, vale a dire tra il 1° aprile ed il 30 giugno 2021.
    In questo caso lo scopo è quello di garantire la copertura degli ammortizzatori sociali almeno fino al mese di luglio escluso, quindi per ulteriori tre mesi a partire dalla fine di marzo, sia per imprese che aziende che ricorrono appunto alla Cig Ordinaria.
  • Cassa Integrazione in Deroga (CIGD): per la cassa integrazione in deroga la durata massima prevista è di 28 settimane, cioè per il periodo di tempo compreso tra il 1° aprile fino al 31 dicembre 2021. Il sussidio viene erogato a titolo di Assegno Ordinario (FIS) e Cassa Integrazione in Deroga, con questa seconda opzione che riguarda in particolare le piccole imprese ovverto artigianato e terziario indipendentemente dal numero di dipendenti.
  • Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli (CISOA): questo tipo di ammortizzatore sociale prevede un'erogazione per un massimo di 120 giorni, cioé dal 1° aprile fino al 31 dicembre 2021.
  • Integrazione Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria: questo tipo di cassa integrazione è invece riservata agli ex dipendenti dell'Ilva.

Come si fa a richiedere la cassa integrazione?

Quei datori di lavoro che intendono accedere alla cassa integrazione devono rivolgersi direttamente all'Inps. Per fare domanda si devono rispettare le tempistiche stabilite dalla normativa in vigore, che prevedono che venga presentata entro la fine del mese successivo a quello in cui è iniziata la sospensione o la riduzione dell'orario di lavoro.

Dopo che la domanda è stata presentata avendo cura di accertarsi che i dati siano stati tutti trasmessi correttamente, sarà cura dell'Inps provvedere al calcolo dell'importo da riconoscere a titolo di cassa integrazione, e nel momento in cui viene accertato che sussistono tutte le premesse per l'erogazione di quanto stabilito dalla normativa l'Istituo darà il via ai pagamenti.

Esiste anche la possibilità di richiedere l'anticipazione del trattamento per una percentuale del 40% al datore di lavoro con conguaglio o rimborso dall'Inps come stabilito dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 148/2015.

Con il decreto Sostegni inoltre è stato confermato che il datore di lavoro ha la possibilità di richiedere il pagamento della Cassa Integrazione Covid direttamente da parte dell'Inps.

È inoltre utile ricordare che la trasmissione dei dati deve avvenire attraverso il flusso Uniemens-CIG in modo che tutti i pagamenti vengano completati in tempi rapidi.

Ricordiamo infine che è prevista anche la possibilità di erogare la Cassa Integrazione Covid per l'intera durata dell'anno. In questo caso, a differenza di quanto accade per la Cassa Integrazione in Deroga, per l'Assegno Ordinario, e per la Cassa Integrazione Ordinaria, l'utilizzo dello strumento non prevede alcun contributo addizionale, il che significa che per il datore di lavoro è a costo zero.

Con il decreto Sostegno la proroga di misure per lavoratori fragili

La crisi economica causata dalla politica di chiusure adottata nell'ambito dell'emergenza Coronavirus ha provocato danni enormi alle imprese, e un aumento preoccupante del numero dei disoccupati come evidenziato anche dai dati Istat.

Con il decreto Sostegno il governo Draghi ha deciso di prorogare, oltre al divieto di licenziamento e alla cassa integrazione, anche alcune misure introdotte per andare incontro alle difficoltà per i lavoratori fragili.

Queste misure erano state introdotte per la prima volta con il decreto Cura Italia del governo Conte bis, nel quale erano infatti state inserite importanti tutele per quelle persone che sono in possesso di certificati rilasciati da medici legali ad attestare condizioni delicate quali immunodepressione, patologie oncologiche, nonché i soggetti tutelati dalla legge 104/1992 (art.2 comma 3).

Nell'articolo 15 del decreto Sostegni del governo Draghi è stata inserita a proroga fino al 30 giugno 2021 di tutte le norme introdotte a tutela dei lavoratori fragili in particolare attraverso la pratica dello Smart Working.

Il decreto stabilisce infatti che i lavoratori fragili possano sempre svolgere la propria attività da remoto nel caso in cui la professione lo permetta. Per andare incontro alle esigenze del dipendente è anche previsto che gli venga assegnata una mansione diversa a patto che sia sempre di sua competenza e che sia nella stessa categoria o area di inquadramento.

Ci sono tuttavia dei casi in cui il lavoratore non può svolgere la propria attività da casa in smart working, e in questo caso il lavoratore che si trova costretto ad assentarsi dal lavoro viene gestito come se fosse in ricovero ospedaliero. Sarà cura delle competenti autorità sanitarie locali prescrivere la condizione come previsto per questi casi.

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