Conti pubblici e pressione fiscale Italia, primi (amari) market mover del 2020

Il quadro macroeconomico dell’Italia nel 2020 non sarà poi tanto diverso rispetto a quello che ha caratterizzato il nostro paese lo scorso anno. Le oramai consolidate criticità dell’economia italiana continueranno a condizionare le prospettive di crescita del nostro paese anche nell’anno corrente. 

A certificare questa facile previsione sono stati i primi dati macro sull’Italia diffusi dall’Istat. L’istituto di statistica ha reso noti oggi i dati su pressione fiscale, deficit e reddito delle famiglie. Tutti gli indicatori citati sono relativi al terzo trimestre 2019. Vediamo nel dettaglio. 

Nell’ambito delle comunicazioni dei dati sui conti pubblici dell’Italia nel terzo trimestre 2019, l’Istat ha reso noto che la pressione fiscale nel nostro paese si è attestata al 40,3 per cento del PIL, in calo dello 0,1 per cento nel confronto con l’anno precedente. Nei primi nove mesi dell’anno (dato comulato), la pressione fiscale in Italia è stata pari al 39,2 per cento del PIL, lo 0,3 per cento in più su base annua. L’incremento ha portato la pressione fiscale ai massimi dal 2015. 

Per quello che riguarda il deficit pubblico, nel solo terzo trimestre 2019 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rapportato al PIl è stato pari all’1,8 per cento restando sullo stesso livello del terzo trimestre del 2018. Nei primi 9 mesi 2019, il rapporto deficit Pil Italia è stato pari al 3,2 per cento registrando un miglioramento rispetto al 3,4 per cento dei primi nove mesi del 2018. L’Istat ha rilevato che il dato sui nove mesi è il più basso dal 2007. 

Per finire, per quello che riguarda il reddito delle famiglie esso è salito ancora anche se la crescita è stata più contenuta rispetto al passato. L’Istat ha certificato che il reddito delle famiglie è rimasto in positivo dall’inizio dell’anno ma la crescita congiunturale ha perso di forza nel corso del terzo trimestre 2019. L’aumento del reddito delle famiglie, infatti, è stato dello 0,3 per cento contro il +1 per cento dell’anno precedente. 

A causa dell’infazione immobile, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è rimasto praticamente fermo alla fine del terzo trimestre 2019.

Nello stesso intervallo di tempo la spesa per interessi passivi, vale a dire quelli che sono pagati sul debito, scende a 15 miliardi e 199 milioni contro i 16 miliardi e 86 milioni del terzo trimestre del 2018. Tutto questo ha significato per lo stato un risparmio di quasi 900 milioni.

Per conoscere le previosioni sull’economia italiana nel 2020, puoi fare riferimento a questo articolo: Economia Italia 2020 previsioni: aumento PIL sarà peggiore al mondo

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