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Yuan digitale cinese, un’accelerazione al progetto potrebbe arrivare… da Bitcoin!

yuan

La Cina sembra voler accelerare sull'implementazione di massa del suo nuovissimo yuan digitale.

L'interesse istituzionale per il progetto dello yuan digitale cinese potrebbe subire una corposa accelerazione grazie a Bitcoin, il cui incremento dei prezzi sta determinando l’attenzione della banca centrale della seconda economia più grande del mondo.




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Ricordiamo che la banca centrale cinese valuta lo yuan digitale cinese come uno strumento decisivo per rendere più frequenti e diffusi i pagamenti senza contanti, e che la valuta digitale che ha in mente di lanciare in massa nei prossimi anni si distacca pertanto in misura notevole dal concetto di “criptovaluta” su modello Bitcoin o Ethereum.

Parlando ai giornalisti, Wang Xin, direttore dell'ufficio ricerche della banca centrale, ha poi aggiunto che l'interesse per lo yuan digitale è "molto forte e tutti stanno prestando molta attenzione. Da un lato, questo è legato a sempre più banche centrali nel mondo che partecipano allo sviluppo delle valute digitali nazionali", ha detto Wang, riferendosi indirettamente al fatto che gli istituti monetari di Giappone, Regno Unito, Svezia e Svizzera stanno esplorando la possibilità di procedere all’emissione di proprie valute digitali.

In questa corsa, tuttavia, appare chiaro che la Cina sia probabilmente molto più avanti, anche grazie ad alcuni larghi esperimenti compiuti in questo ambito che hanno aperto le porte allo yuan digitale (per esempio, durante il nuovo capodanno lunare le autorità hanno distribuito 1,5 milioni di dollari di yuan digitale affinché la popolazione potesse iniziare a testare il meccanismo, e anche altre grandi città come Shenzhen e Chengdu hanno fatto lo stesso) e, contemporaneamente, chiuso le porte a progetti paralleli.

Già nel 2017, ad esempio, Pechino aveva vietato le offerte iniziali di monete (ICO), uno strumento per consentire l’emissione di nuovi token digitali e raccogliere denaro. Il governo ha anche dato un giro di vite alle imprese coinvolte nelle operazioni di criptovaluta, come gli exchange.

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