Esuberi Unicredit e chiusura filiali: cosa prevede il piano industriale 2023

Esuberi, tagli al personale e chiusura di filiali, sono i tre punti del piano industriale 2023 di Unicredit su cui si sta maggiormente concentrando l’attenzione dei media oggi 3 dicembre. In effetti gli obiettivi della banca guidata da Mustier per quello che riguarda il taglio dei costi sono talmente forti da destare preoccupazione soprattutto in relazione alle ricadute occupazionali. Nonostante la profondità dei tagli al personale previsti da Unicredit fino a 2023, non c’è comunque nulla di cui stupirsi visto e considerato che da anni sono noti i principi dell’azione di Unicredit per quello che riguarda la razionalizzazione dei costi. 

Fatta questa premessa, quanti saranno gli esuberi Unicredit nei prossimi anni e quante saranno le filiali della banca che verranno chiuse? Anzitutto occorre precisare che quando si parla di tagli al personele in Unicredit il riferimento non è solo all’Italia ma alla più vasta area di riferimento ossia l’Europa occidentale. Esuberi e chiusura delle filiali Unicredit, quindi, avverranno in Italia, Germania e Austria, vale a dire le tre nazioni dell’Europa occidentale in cui la banca guidata da Mustier è più presente. Per ovvie ragioni di radicamento è comunque logico che la maggior parte dei tagli di sportelli e degli esuberi avverranno in Italia.

Nel piano industriale di Unicredit è previsto un risparmio sui costi di circa un miliardo di euro per tutta la durata del plan. Il risparmio verrà realizzato anche attraverso esuberi per complessive 8000 unità e la chiusura di circa 500 sportelli. Come già anticipato i tagli al personale saranno concentrati in Italia, Germania e Austria. In questi paesi la forza lavoro sarà ridotta complessivamente del 12 per cento. Il 17 per cento delle filiali Unicredit presenti in Italia, Austria e Germania verrò chiuso. 

Sul fatto che a sostenere il costo maggiore del nuovo piano industriale di Unicredit sarà l’Italia non ci sono dubbi. Per trovare conferma, al di là della logica sulle proporzioni, basta guardare ad un dato ben preciso: degli 1,4 miliardi di euro di costi di integrazione messi sul piatto dalla banca per gestire il piano, ben 1,1 miliardi riguarderanno l’Italia e solo 0,3 miliardi l’Austria e la Germania. Praticamente l’Italia da sola assorbirà il 78 per cento dei costi di integrazione per la gestione degli esuberi. 

Il taglio dei costi e gli esuberi portaranno ad una semplificazione dei processi che a sua volta permetterà al gruppo di raggiungere tre risultati principali: miglioramento della customer experience; aumento della produttività in tutta la catena di valore e riduzione del rischio operativo. Tra l’altro, secondo le proiezioni della banca, la dematerializzazione dei processi non solo porterà alla creazione di una banca retail paperless ma determinerà anche risparmi di costo per il Gruppo bancario pari a oltre 150 milioni l’anno entro il 2023.

Il taglio dei costi, a sua volta, permetterà di rivedere la remunerazione degli azionisti come è spiegato in questo articolo dedicato alle novità sulla consistenza del dividendo Unicredit per i prossimi anni, fino al 2023, data di termine della validità del piano indsutriale approvato oggi dalla banca. 

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