Eni: ipotesi spin-off petroliferi, quali effetti sulle azioni?

Eni positiva nella seduta di metà settimana. Il titolo del settore petrolifero registra un apprezzamento dello 0,7 per cento a quota 10,14 euro muovendosi in linea con quello che è l’andamento complessivo del Ftse Mib. Nel corso dell’ultimo mese la performance del Cane a Sei Zampe è stata praticamente piatta (-0,28 per cento la variazione dei prezzi su base mensile) mentre, nel confronto con un anno fa, emerge un apprezzamento del 20 per cento. 

Ad offrire visbilità alle azioni Eni nella seconda parte di aprile sono le indiscrezioni di stampa relative al possibile spin-off delle attività petrolifere in Africa Occidentale e Medio Oriente.

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Stando ad alcune indiscrezioni, infatti, il management del Cane a Sei Zampe starebbe prendendo in considerazione la possibilità di creare nuove joint venture con l’obiettivo di tagliare gli alti livelli del debito societario e al tempo stesso trovare fonti di finanziamento per il passaggio a fonti a basse emissioni di C02. 

Le indiscrezioni, per adesso, non hanno avuto conferma. Premesso questo, però, è scontato che una decisione come quella ipotizzata dai rumors possa avere un grande impatto sul titolo. Per questo motivo consigliamo di imparare ad investire sul titolo Eni subito. Le strade a tua disposizione per speculare sulla quotata sono due: 

Se non hai alcun interesse a diventare azionista, è praticamente inutile (anzi è controproducente) acquistare fisicamente azioni del Cane a Sei Zampe. In questi casi è molto meglio speculare attraverso i CFD. Per imparare ad operare puoi leggere la nostra guida su come fare trading online da zero. Inoltre puoi anche fare pratica con un conto demo evitando in questo modo di mettere a rischio soldi veri a causa di sbagli operativi. Come sito ti consigliamo il broker eToro (leggi qui la recensione) che ti offre account gratis e conto dimostrativo da 100 mila euro per fare pratica. 

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Eni spin-off petroliferi: le indiscrezioni 

La decisione di Eni di prendere in considerazione il possibile scorporo delle attività di gas e petrolio in Africa Occidentale e Medio Oriente non è una sorpresa. 

La mossa, infatti, si inserisce nella revisione che era stata lanciata dalla società lo scorso anno nell’ambito della transizione verso le energie rinnovabili e della progressiva riduzione della produzione di petrolio e gas.

Obiettivo che Eni intende perseguire con lo scorporo è quello di replicare il successo ottenuto con lo spin-off del 2019 in Norvegia attraverso il quale è stata costituita, con la società di private equity HitecVision, la joint venture di petrolio e gas Var Energi, dove Eni figura con una partecipazione del 69,6 per cento. 

L’operazione condotta in Norvegia è stata altamente redditizia per Eni visto che dalla creazione della joint venture, il Cane a Sei Zampe ha incassato 1,3 miliardi di dollari in dividendi. 

Secondo quanto riportato da una fonte citata dalla Reuters, Eni punta a ripetere la stessa operazione condotta in Norvegia, anche in Africa Occidentale e nel Vicino Oriente individuando partner per la costituzione delle joint venture. 

Ricordiamo che Eni è il maggiore produttore straniero di petrolio e gas in Africa avendo attività in Nigeria, Congo e Angola. Il Cane a Sei Zampe è anche presente in Egitto e Libia con centri di produzione molto importanti. Se il mercato africano vede Eni essere presente in pianta stabile oramai da tempo, in Asia la penetrazione del gruppo è nella fase iniziale ma vanta interessanti margini di crescita. 

Perchè Eni vuole scorporare i petroliferi? 

Secondo gli analisti che hanno commentato le indiscrezioni, attraverso lo spin-off Eni punta a rimuovere parte del debito dal suo bilancio. Per la cronaca il debito della società è salito lo scorso anno a 26,7 miliardi di euro.

Grazie ad un indebitamento più basso, Eni avrebbe campo più libero per raccogliere nuovi capitali con l’obiettivo di costruire le attività rinnovabili e low-carbon che rappresenteranno la base della futura azienda. 

Recentemente il Cane a Sei Zampe ha avuto tutta una serie di colloqui con grandi produttori di petrolio e gas come ad esempio BP e Total. L’intento di questi colloqui, hanno riferito alla Reuters alcune fonti, è quello di provare a combinare parte delle loro operazioni in Africa occidentale e Medio Oriente. 

Anche i colloqui con le big del settore petrolifero potrebbe essere un assist per investire sul titolo italiano. Attraverso il CFD Trading puoi farlo senza pagare commissioni se scegli il broker eToro.

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