Wall Street crollo e effetto domino in Asia. Conviene vendere azioni in apertura su Borsa Italiana?

Il nuovo crollo della borsa di Wall Street era atteso. Da alcuni giorni, infatti, tra gli investitori si parlava di un possibile nuovo ribasso della borsa Usa che puntualmente si è verificato nella seduta di ieri. Tutti i principali indizi azionari di Wall Street hanno incassato pesanti ribassi con l’S&P 500 che ha chiuso la seduta con un calo dell’1,27% a quota 2.744,28 punti, il Nasdaq, paniere che racchiude i titoli del settore tech, che ha perso l’,23% a quota 7.330,35 punti e il Dow Jones che ha rimediato un calo dell’1,16% attestandosi a quota 25.410,03 punti. Come sempre avviene quando si è dinanzi ad un crollo di Wall Street, l’effetto reazione a catena si è subito innescato. In attesa di conoscere quale sarà l’apertura della Borsa di Milano e delle altre borse europee, le prime ripercussioni negative del calo di Wall Street si sono viste in Asia con il Nikkei che è crollato dell’1,38% scendendo fino a 22.080,50 punti e l’indice Shanghai che ha perso lo 0,99% chiudendo a 3.259,50 punti. A completare il quadro negativo sono stati poi l’indice Kospi sudcoreano che ha concluso gli scambi con un rosso del 1,17% a quota 2,427.36 e la borsa di Hong Kong che cede in tempo reale l’1,40%. 

In considerazione di queste premesse si può ritenere che Borsa Italiana oggi possa aprire con una pesante flessione. Nel caso di Piazza Affari all’effetto negativo del crollo di Wall Street potrebbe unirsi il clima di attesa per l’esito delle elezioni politiche del 4 marzo prossimo. Insomma sul Ftse Mib oggi ci potrebbe essere una convergenza di elementi negativi anche se, è bene precisarlo, ad oggi l’imminente appuntamento elettorale di domenica non ha avuto alcun impatto sull’andamento delle negoziazioni nonostante le ovvie precauzioni su cosa comprare in vista delle elezioni politiche

Ma perchè c’è stato un nuovo crollo della borsa Usa? Per rispondere a questa domanda è necessario andare a guardare a quella che è stata la causa scatenante del ribasso ossia la testimonianza di Jerome Powell, nuovo presidente FED, davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America. Il banchiere ha confermato che è sua intenzione continuare con l’attuale politica monetaria volta al raggiungimento del target di inflazione al 2% e ha anche ribadito la necessità di alzare i tassi di riferimento in modo graduale. Dopo le parole di Powell i trader hanno iniziato subito a puntare su un quarto rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel corso del 2018. Queste scommesse hanno inevitabilment depresso l’azionariato come del resto era comunque già avvenuto a febbraio in occasione degli altri crolli di Wall Street. 

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