Prezzo petrolio: a febbraio 2016 era di 26 dollari (!) e il rally non è ancora finito

Prezzo petrolio: a febbraio 2016 era di 26 dollari (!) e il rally non è ancora finito
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La quotazione del petrolio è salita ai massimi dal 2014: tutti i fattori che spingo all'insù il greggio

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Analizzando lo storico della quotazione del petrolio puoi fare una serie di rilevazioni che difficilmente puoi invece mettere a fuoco limitandoti a guardare al breve termine. La quotazione del greggio nel febbraio 2016 era pari a poco più di 26 dollari al barile, livello che si scontra con quelli che sono gli attuali prezzi del petrolio. Ragionando in termini estremi se hai comprato prodotti derivati sul greggio nel momento di più acuta crisi delle sue quotazioni e li hai poi mantenuti, oggi hai maturato un profitto molto consistente. Ovviamente questo è un caso limite che però la dice lunga su come il petrolio sia diventato un asset molto redditizio negli ultimi mesi. Il prezzo del petrolio oggi prosegue la sua corsa con le quotazioni del WTI in aumento dello 0,7% dopo il +1% registrato nell'ultima settimana. Mentre scriviamo il prezzo del WTI si muove in area 71,4% dollari al barile mentre il contratto sul Brent oscilla attorno a quota 78,5 dollari al barile. Grazie alla recente dinamica positiva, il greggio è arrivato ai massimi dal 2014 e ha segnato un aumento del 275% rispetto ai bassi valori raggiunti a febbraio 2016.

I fattori che sostengono l'apprezzamento del prezzo del petrolio sono molteplici e appunto per questo motivo è possibile che il trend rialzista possa proseguire. Del resto le previsioni quotazione petrolio 2018 continuano ad essere molto positive. 

I responsabili principali dell'aumento della quotazione del petrolio sono Usa-Iran e Venezuela ossia due variabili di tipo geopolitico. La decisione degli Stati Uniti di stracciare l'accordo con Teheran sul nucleare potrebbe determinare, secondo alcune stime, una riduzione dell'offerta giornaliera di circa 1 milione di barili. I livelli produttivi mondiali, già visti in ribasso per il caso Iran, potrebbero subire un'ulteriore contrazione causata dalla forte crisi finanziaria che sta affondando il Venezuela. Negli ultimi due anni, la produzione di Caracas si è ridotta già del 40% ma adesso, alla luce delle recenti evoluzioni interne, alcuni analisti vedono la produzione di greggio scendere sotto quota 1 milioni di barili al giorno contro gli attuali 1,4 milioni. Un vero e proprio disastro per il Venezuela, un segnale da non trascurare se sei solito investire sulla quotazione petrolio attraverso il trading di CFD. 

Il peso delle variabili Iran e Venezuela è talmente marcato che la scorsa settimana la quotazione petrolio non ha tirato il freno neppure dinanzi ad un report con il quale l'Agenzia Internazionale per l’Energia ha comunicato che la domanda di petrolio nel corso del 2018 è destinata a scendere oltre la precedente stima. 

Insomma il quadro resta improntato tutto su un ulteriore consolidamento delle quotazioni. 

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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