Trump VS OPEC: "deve smetterla di aumentare i prezzi"

Trump VS OPEC:
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Durissimo affondo del presidente americano Trump contro l'OPEC ma la sua invettiva non basta a frenare le quotazioni

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Trump VS OPEC Zero a Uno ma partita e sfida ancora tutta da giocare. Lo scorso martedì il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha detto a un incontro dei leader mondiali che l'OPEC sta ingannando molti paesi con le sue politiche. Prima dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite Trump ha cos' tuonato: "Le nazioni OPEC e la stessa OPEC intesa come organizzazione sono come al solito contro il resto del mondo". "Noi - ha proseguito il presidente americano - difendiamo molte di queste nazioni per nulla, e loro ne approfittano dandoci alti prezzi del petrolio certamente non buoni." Le parole di Trump, comprensibili solo in lingua inglese e riassumibili in quella dura espressione "OPEC is 'ripping off' the world" che il presidente americano ha utilizzato, rappresentano la risposta a quanto era avvenuto in precedenza in un contesto che vede la quotazione petrolio restare su livelli alti.

I commenti del Presidente Trump, infatti, sono arrivati solo pochi giorni dopo l'OPEC, la Russia e molti altri produttori di petrolio hanno rifiutato l'ultima chiamata degli Stati Uniti per rallentare i prezzi del greggio aumentando la produzione. I fatti dicono che almeno due dozzine di esportatori ha limitato la propria produzione da gennaio 2017 al fine di fermare una diabolica scivolata dei prezzi del petrolio. Il brusco taglio alla produzione ha danneggiato centinaia di compagnie petrolifere americane e aggiunto peso finanziario alle nazioni produttrici di greggio.

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Il presidente americano Trump ha affermato che la strategia è quella di spingere i futures del petrolio in un intervallo comprso tra circa $ 69 e $ 82 al barile mantenendo il prezzo medio della benzina nazionale vicino a $ 3 a gallone. Per essere sicuri l'OPEC ha deciso di tagliare la produzione oltre il previsto a causa delle difficoltà di produzione in paesi come il Venezuela e la Libia, entrambi in preda a una gravissima crisi. Nel mese di giugno il patto ha permesso di ripristinare parte di quella produzione e tornare al vecchio obiettivo di mantenere 1,8 milioni di barili al giorno fuori dal mercato. A maggio c'è stato un nuovo colpo di scena con la decisione di Trump di uscire dall'accordo sul nucleare iraniano del 2015 e rinnovare le sanzioni contro Teheran. Il governo americano, nell'ambito di un ripristino dell'isolamento contro l'Iran, ha intimato al mondo intero di tagliare gli acquisti di greggio iraniano a zero entro il 4 novembre minacciando sanzioni americane.

L'approssimarsi della scandenza dell'ultimatum spinge a chiedersi se l'Arabia Saudita e gli altri produttori, potranno o meno colmare il gap di quasi 1 milione di barili al giorno nei prossimi mesi. Helima Croft, responsabile globale della strategia sulle materie prime presso RBC Capital Markets ha dichiarato che "L'OPEC è stato un buon primo soccorritore, ha messo sul mercato un numero significativo di barili da quando il presidente Trump ha iniziato a twittare e dall'incontro di giugno".

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