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Analisi tecnica prezzo petrolio e oro previsioni settimana 4 - 8 marzo 2019

Analisi tecnica prezzo petrolio e oro previsioni settimana 4 - 8 marzo 2019

L'analisi tecnica completa e la strategia trading sul prezzo dell'oro e del petrolio per la settimana dal 4 all'8 marzo

Come di consueto, BorsaInside offre ai suoi lettori un report avente ad oggetto l'analisi tecnica sul prezzo del petrolio e dell'oro per la settimana dal 4 all'8 marzo 2019. Tale report contiene le previsioni sul possibile andamento delle quotazioni delle due importanti materie prime nonchè due trading system gratuiti da usare per fare trading online sul prezzo dell'oro e su quello del petrolio.

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ANALISI TECNICA PREZZO PETROLIO SETTIMANA 4-8 MARZO 2019

Nella settimana che si appena chiusa la quotazione petrolio si è mantenuta debole nonostante le indicazioni macro price sentive avrebbero dovuto determinare un condizionamento in positivo del prezzo del greggio. 

PETROLIO DEBOLE NONOSTANTE CALO SUPERIORE ALLE ATTESE SCORTE SETTIMANALI GREGGIO USA

Ottava all’insegna delle prese di beneficio per le quotazioni del petrolio WTI, giù del 2,7% nelle ultime cinque sedute. Prezzo dell’oro nero che dopo aver toccato un minimo settimanale a quota 55,02 dollari, ha terminato l’ ultima sessione a quota 55,77 dollari.

LE NOTIZIE PIU’ SENSIBILI PER IL PREZZO DEL PETROLIO

Sentiment di brevissimo indebolito dai continui tweet del presidente USA, Trump, scagliatosi nuovamente contro l’ OPEC, accusando l’ organizzazione di manipolare i prezzi al rialzo. Trump tramite il famoso social network ha ribadito che il prezzo del greggio sta aumentando rispetto all’ attuale fragilità dell’ economia mondiale.

Oro nero giù dopo che la Russia ha comunicato che nel mese di Febbraio il taglio delle proprie forniture è stato minore di quanto promesso. Un ulteriore sterzata delle quotazioni verso il basso è stata alimentata dai deboli dati macro arrivati dalla Cina, primo importatore di petrolio al mondo, dove l’ attività manifatturiera ha fatto registrare la terza contrazione mensile consecutiva.

Per il terzo mese consecutivo l'attività manifatturiera della Cina, che è il primo importatore di greggio al mondo, ha registrato un calo così come gli ordini dall'estero che hanno registrato il ribasso più marcato dai tempi della crisi finanziaria.

Greggio indebolito anche dalla notizia secondo cui il principale produttore canadese della provincia di Alberta è pronto ad aumentare la propria produzione a 3,66 milioni di barili giornalieri, entro il prossimo Aprile, attraverso un incremento dell’ output per 100 mila barili al giorno.

I DATI SULLE SCORTE SETTIMANALI DI PETROLIO USA

Prezzo del petrolio che ha tuttavia tamponato il calo grazie al calo superiore alle attese fatto registrare dalle scorte di petrolio Made in USA, che nella settimana terminata il 23 Febbraio, secondo il consueto rapporto EIA ( Energy Information Administration ) sono scese di circa 8,7 milioni di barili, mentre gli analisti avevano pronosticato un incremento di 2,9 milioni di unità. Giù anche gli stock di benzina, in calo per circa 1,9 milioni di unità, oltre -1,2 milioni di unità del consensus; mentre le scorte di distillati hanno evidenziato una flessione di circa 0,3 milioni di unità, meno del calo di circa 1,9 milioni di unità stimato dagli analisti.

La consueta anticipazione rilasciata dall’ API ( American Petroleum Institute ) aveva invece rivelato scorte in calo per circa 4,2 milioni di barili, stock di benzina in discesa di circa 3,8 milioni di unità e riserve di distillati in aumento di 0,4 milioni di unità.

PREVISIONE SETTIMANALE DI TRADING SUL PETROLIO

Buona la performance settimanale realizzata dal nostro sistema operativo con sottostante il WTI che preso profitto su 3 target price pronosticati dalla strategia Short: 2 nella versione Intraday ed 1 nella versione Over; centrato anche il primo target della strategia Long Intraday.

La strategia rialzista suggerisce di aprire posizioni Long nel caso in cui si registri un close orario maggiore di 56,22 $; Target Price attesi in area 56,57 e 57,13 dollari; Stop Loss nel caso in cui si assista ad una chiusura oraria minore di 55,65 $. Mantenere la posizione rialzista nel caso in cui si verifichi una chiusura oraria o giornaliera maggiore di 57,13 $, per sfruttare possibili allunghi fino a 57,34 e 57,69 dollari; Stop Loss in caso di ritorno sotto 56,57 $ in chiusura di candela oraria. Ed ancora Long sulla forza, in caso di break-out rialzista di 57,69 $ confermato in chiusura oraria, per accompagnare gli acquisti fino a 58,05 e 58,40 dollari, estesi a 58,99 $; Stop Loss in caso di ritorno sotto 57,13 $ in chiusura di candela oraria. Suggeriti Long Speculativi in caso di eventuale affondo in area 52,80 $, per sfruttare possibili veloci rimbalzi in area 53,33 e 53,86 dollari, estesi a 54,20 $, Stop Loss in caso di chiusura oraria minore di 52,20 $.

La strategia ribassista, invece, consiglia di attivare posizioni Short nel caso in cui si assista ad una chiusura oraria minore di 55,65 $, per sfruttare eventuali discese in 55,30 e 54,75 dollari; Stop Loss in caso di ritorno oltre 56,22 $ in chiusura di candela oraria. Mantenere la posizione ribassista nel caso in cui si verifichi una chiusura oraria o giornaliera inferiore a 54,74 $, per anticipare possibili cali fino a 54,53 e 54,20 dollari; Stop Loss nel caso in cui si registri una chiusura oraria maggiore di 55,30 $. Ed ancora, Short nel caso in cui la pressione in vendita dovesse spingersi sotto 54,20 $ in chiusura di candela oraria, per accompagnare le vendite fino a quota 53,86 e 53,33 dollari, estese a 52,80 $; Stop Loss in caso di ritorno oltre 54,75 $ in close orario. Suggeriti Short Speculativi in caso di allungo in area 58,99 $, per cercare di sfruttare eventuali pull-back di prezzo in area 58,40 e 58,05 dollari, estesi a 57,69 $; Stop Loss nel caso in cui si registri una chiusura oraria oltre quota 59,60 $.

ANALISI TECNICA PREZZO ORO SETTIMANA 4-8 MARZO

Di seguito l'analisi tecnica sul prezzo dell'oro per la settimana dal 4 all'8 marzo 2019.

IL PREZZO DELL’ ORO CROLLA SOTTO AREA 1.300 DOLLARI

Netta battuta d’ arresto la quotazione oro, che nelle ultime cinque sedute hanno lasciato sul terreno il 2,90%, a fronte di una chiusura di Venerdì 1 Marzo a quota 1.294,45 dollari ( -1,65% ). Il close settimanale, vicino al minimo toccato a quota 1.291,30 dollari, lascia presupporre che le vendite sul metallo prezioso potrebbero proseguire anche nella prima parte della nuova ottava, anche se un rimbalzo tecnico, considerato il forte ipervenduto sui time-frame minori, non sarebbe da escludere. Molto pericolosa la chiusura settimanale sotto il supporto psicologico e tecnico rappresentata da area 1.300 dollari.

LE NEWS ED I DATI MACRO PIU’ IMPORTANTI PER LE QUOTAZIONI DELL’ ORO

Prezzo del metallo giallo in calo nonostante il raffreddamento dei negoziati sui dazi tra USA e Cina, ed il nulla di fatto nel vertice di Hanoi, in Vietnam, tra il presidente Trump ed il leader nordcoreano Kim Jong-Un.

Oro che aveva trovato momentaneo sostegno nell’ intervento del governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, che intervenuto che nel corso dell’audizione tenuta davanti alla commissione bancaria del senato statunitense ha fatto sapere che la FED, per il momento, sospenderà il rialzo dei tassi, poiché pur essendo ancora l’ economia USA molto forte, sta crescendo ad un ritmo minore rispetto ai trimestri precedenti. Pertanto l’ istituto centrale statunitense nel 2019 rimarrà “paziente", poiché le tendenze sono "contrastanti ed ambigue", anche se l’ outlook sulle prospettive economiche non cambia, rimanendo le condizioni attuali ancora “favorevoli“.

Prezzi dei preziosi indeboliti dalla prima lettura del PIL USA del quarto trimestre 2018, in crescita oltre le attese ( +2,2% ) al 2,6%, ma tuttavia rallentando rispetto al +3,4% della precedente stima trimestrale. Segna il passo la crescita dei consumi, che sempre nell’ ultimo trimestre dell’anno scorso è aumentata del 2,8%, rallentando rispetto al +3,5% del terzo trimestre. Le indicazioni degli analisti, invece, erano per un maggior incremento, pari a +3%.

L’ ottava macro statunitense si è aperta con la battuta d’ arresto fatta registrare dal Chicago Fed National Activity, l’ indicatore che rileva l’ andamento dell’ attività manifatturiera nel distretto federale di Chicago, assestatosi, a Gennaio, a -0,43 punti, in netto calo da 0,05 punti della precedente stima mensile ( rivista da 0,27 punti della lettura flash ). Il CFNAI oltre a misurare l’ andamento economico nel distretto di Chicago ha molta rilevanza anche in ambito nazionale, poiché stima anche le pressioni inflazionistiche generali, attraverso un mix di ben 85 diversi indicatori macro. Una lettura pari a zero indica che l’ attività economica sta crescendo ad un ritmo in linea con la media storica; una rilevazione superiore alla soglia dello zero indica una crescita superiore alla media storica, mentre un risultato negativo indica una crescita minore della media storica.

Lettura decisamente superiore alle attese per il Dallas Fed Index, ovvero l’ indicatore che misura lo stato di salute del settore manifatturiero nel distretto federale della cittadina texana, in aumento, a Febbraio, a 13,1 punti, in decisa ascesa dalla precedente rivelazione mensile, pari ad 1 punto. Le indicazioni degli analisti, invece, si fermavano a 4,7 punti.

La stima finale delle scorte all’ ingrosso Usa del mese di Dicembre, da quanto emerso dalla seconda lettura diffusa dal Dipartimento per il Commercio, ha rivelato un aumento dell’ 1,1% su base mensile, superando le attese degli analisti, che non si spingevano oltre un rialzo dello 0,4%. È invece passata a +0,4% la stima finale di Novembre, corretta al rialzo da +0,3% della prima lettura.

Buona lettura per l’ indice che misura la fiducia dei consumatori USA elaborato dal Conference Board, che a Febbraio si è portato a 131,4 punti, in decisa crescita dai 120,2 punti di Gennaio. Le aspettative degli analisti invece non andavano oltre i 124,9 punti.

Il Richmond FED Index, nel corso del mese appena trascorso ha evidenziato un rialzo a 16 punti, in netto miglioramento rispetto ai -2 punti datti segnare a Gennaio. Il consensus degli analisti, invece, non andava oltre i 5 punti.

Sono cresciuti, ma meno delle attese, gli ordini di fabbrica Usa, in rialzo dello 0,1% su base mensile, invertendo rotta rispetto al -0,5% di Novembre ( corretto da -0,6% ). Le indicazioni degli analisti, invece, davano un incremento dello 0,6%.

Lunga la sfilza di dati che hanno riguardato il settore immobiliare a stelle e strisce. Le nuove costruzioni abitative, a Dicembre, hanno fatto registrare un saldo negativo dell’1,2% su base mensile, mentre gli analisti avevano indicato un calo dello 0,1%. Rivista la precedente lettura mensile, che da +3,2% della stima flash è stata corretta a +0,4%.

Il saldo dei permessi edilizi di Dicembre ha invece rivelato un aumento dello 0,3%, in decisa frenata rispetto al +5% della precedente rilevazione mensile ( rivista da +4,5% della lettura preliminare ). Battute, tuttavia, le attese degli analisti che invece avevano indicato un calo del 2,6%.

La consueta stima settimanale diffusa dalla Mortgage Bankers Association ( MBA ) ha invece reso noto che nella settimana che si è conclusa il 22 Febbraio, le richieste di nuovi mutui ipotecari sono aumentate del 5,3%, dando seguito al +3,6% della precedente stima.

L’ Indice pending home sales, relativo alle vendite di case in corso, a Gennaio, ha registrato un progresso del 4,6%, assestandosi a 103,2 punti, dai 98,7 punti di Dicembre, quando la lettura rivelò un calo del 2,3%. Gli analisti, invece, sia spettavano un aumento limitato a +0,8%.

La stima finale degli ordini di beni durevoli di dicembre negli ha rivelato un incremento dell’ 1,2%, come da rilevazione preliminare. Al netto del settore dei trasporti, la suddetta lettura, diffusa dal Dipartimento del Commercio degli Stati ( Bureau of the Census ) ha segnato +0,1%, come da stima flash.

Il Dipartimento per il Lavoro USA ha reso noto che nella settimana terminata il 23 Febbraio, le nuove richieste di sussidio di disoccupazione si sono assestate a +225 mila unità, superiori alle +220 mila unità stimate dagli analisti ed alle +217 mila unità ( riviste da +216 mila unità della prima comunicazione ) dell’ ottava precedente. Il totale dei richiedenti indennizzo, al 16 Febbraio, è aumentato a 1,805 milioni di unità, da 1,726 milioni di unità ( riviste da 1,725 milioni di unità della stima flash ), mentre gli analisti sia spettavano un minor aumento a 1,737 milioni di unità.

Segnali incoraggianti sono arrivati con il balzo registrato dall’ attività economica nell’ area di Chicago nel mese di Febbraio, con il rispettivo Purchasing Managers Index salito a 64,7 punti dai 56,7 punti di Gennaio. Lettura migliore delle attese degli analisti. In controtendenza il sotto-indice relativo alla produzione, che dai 53,7 punti della stima preliminare e dai 55,7 punti della lettura di Gennaio, si è assestato in calo a 52,7 punti. Giù anche la sotto-voce relativa ai nuovi ordini, scesa sui minimi da Giugno 2017, a 52,7 punti dai 53,6 punti della stima flash e dai 55,6 punti del mese precedente.

In frenata, a Febbraio, l’ indicatore dell’ attività manifatturiera statunitense rilevata dall’ Institute for Supply Management ( ISM ), in calo a 54,2 punti dai 56,6 punti di Gennaio. Lettura inferiore alle attese degli analisti che invece si aspettavano una minor discesa, a 55,8 punti. Si è tuttavia trattata di una rivelazione che indica ancora espansione, in quanto abbondantemente superiore alla soglia dei 50 punti, spartiacque tra espansione e contrazione.

Frena inaspettatamente il reddito personale negli USA a Gennaio, in calo dello 0,1% su base mensile, mentre il consensus degli analisti era per un rialzo dello 0,3%, ma tuttavia in rallentamento rispetto al +1% di Dicembre. Giù anche le spese per consumi personali, in calo dello 0,5%, mentre gli analisti si aspettavano una discesa più modesta, pari a -0,3%. La precedente stima mensile è stata corretta al rialzo, da +0,4% a +0,6%. Reddito personale e spesa, diffusi dal Dipartimento del Commercio USA, insieme al tasso di risparmio sono degli importanti indicatori economici, poiché incidono direttamente sui consumi, che a loro volta contribuiscono al 70% nella formazione del Prodotto Interno Lordo statunitense.

La lettura finale dell’ indice di fiducia dei consumatori USA rilevata dall’ Università del Michigan si è assestata a 93,8 punti, portandosi sotto la stima preliminare, pari a 95,5 punti e sotto i 95,9 punti indicati dagli analisti.

QUADRO GRAFICO DELL’ORO SUL BREVE-MEDIO PERIODO E MEDIO-LUNGO PERIODO

Pericoloso black-out per le quotazioni dell’ oro che come anticipato sono crollate sotto area 1.300 dollari, mettendo nuovamente in discussione il quadro grafico di breve-medio periodo. L’ andamento dei prezzi dell’ oro nel 2018 era stato principalmente caratterizzato dalla mancata rottura della forte area di resistenza di medio-lungo periodo individuata in area 1.360-1.370 dollari, che lentamente aveva spinto le quotazioni alla base di partenza, ripiegando inesorabilmente, prima in area 1.300 dollari e successivamente scendendo sul supporto di medio periodo che passava in area 1.290-1.280 dollari.

La discesa settimanale al di sotto dell’ importante supporto individuato in area 1.220 dollari aveva innescato ulteriori affondi sui minimi da Gennaio, in area 1.160 dollari, con step intermedio in area 1.200 dollari; nonché importante supporto di lunghissimo periodo, sotto il quale il prezioso metallo giallo avrebbe corso il pericolo di scivolare nuovamente a 1.120 dollari. Sul breve periodo, lo stabile recupero di area 1.220 dollari, accompagnato dal ritorno in area 1.250 dollari, invece, ha allentato la pressione ribassista, favorendo il ritorno in un primo momento verso area 1.330 dollari e successivamente sui recenti massimi in area 1.350 dollari. Lo scenario rialzista, sul medio-lungo periodo, tuttavia, si rafforzerà soltanto in caso di deciso break-out della forte resistenza in area 1.360-1.370, attivando obiettivi di lungo periodo posti in area 1.400 – 1.450 dollari, mentre il sentiment di brevissimo potrebbe ritornare in fase neutrale soltanto in caso di ritorno oltre area 1.280-1.250 dollari. Con i mercati azionari globali che lasciano intravedere segnali di debolezza, il deciso turn-over verso un asset storicamente difensivo come l’ oro, sul lungo periodo, potrebbe non essere lontano.

PREVISIONE SETTIMANALE DI TRADING SULL’ ORO

Ottimo il bilancio settimanale realizzato dal nostro trading system con sottostante l’ oro, che ha preso profitto su tutti i target price pronosticati dalla strategia rialzista ( 7 su 7 ): 2 nella versione Intraday e 5 nella versione Over.

Lo scenario rialzista prevede l’ apertura di posizioni Long nel caso in cui si registri una chiusura oraria maggiore di 1.295,10 $ e prevede i primi due obiettivi a 1.303,10 e 1.306,85 dollari, Stop Loss in caso di close orario minore di 1.293,80 dollari. Mantenere le operazioni al rialzo nel caso in cui si registri una chiusura oraria o giornaliera oltre 1.306,85 $, per sfruttare possibili allunghi in area 1.309,95 e 1.314,95 dollari; Stop Loss in caso di ritorno sotto 1.295,10 $ in chiusura di candela giornaliera. Long sulla forza in caso di rottura della resistenza a 1.314,95 $ in chiusura oraria o daily, per cercare di assecondare il movimento rialzista fino a 1.319,95 e 1.324,95 dollari, esteso a 1.333,10 $; Stop Loss in caso di perdita di 1.306,85 $ in chiusura giornaliera. Long speculativi in caso di affondo in area 1.260,30 $ per sfruttare possibili rimbalzi in area 1.265,15 e 1.273 dollari, estesi a 1.285,80$; Stop Loss in caso di ulteriori discese sotto 1.248 $ in chiusura di candela giornaliera.

Lo scenario ribassista, invece, suggerisce di aprire posizioni Short nel caso in cui si assista ad una chiusura oraria minore di 1.293,80 $; Target Price previsti a 1.290,75 e 1.285,80 dollari, Stop Loss in caso di close orario maggiore di 1.295,10 $. Mantenere la posizione ribassista nel caso in cui si verifichi una chiusura oraria o giornaliera minore di 1.285,80 $, per cercare di anticipare possibili cali in area 1.280,90 e 1.273 dollari; stop Loss in caso di ritorno sopra 1.295,10 $ in chiusura di candela oraria. Ed ancora, Short nel caso in cui la pressione ribassista dovesse spingersi anche sotto quota 1.273 $ in chiusura oraria o daily, per cercare di ricoprirsi a 1.268,14 e 1.265,15 dollari, ed in caso di ulteriori discese a 1.260,30 $; Stop loss in caso di ritorno sopra 1.285,80 $ in chiusura di candela giornaliera. Short Speculativi in caso di allunghi in area 1.333,10 $, per cercare di sfruttare probabili pull-back in area 1.324,95 e 1.319,95 dollari, estesi a 1.306,85 $; Stop Loss nel caso in cui il movimento rialzista dovesse estendersi oltre 1.346,50 $ in chiusura giornaliera.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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