Prezzo petrolio a 100 dollari al barile è inevitabile? Come sfruttare questo scenario

Prezzo petrolio a 100 dollari al barile è inevitabile? Come sfruttare questo scenario
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Una quotazione petrolio a 100 dollari al barile metterebbe in pericolo la ripresa economica globale ma i traders possono cavalcare questa situazione

La corsa del prezzo del petrolio non sembra trovare freni. Dall'inizio dell'anno, il rincaro del greggio è stato pari al 60 per cento ed ha portato le quotazioni a livelli che non si raggiungevano da 7 anni.




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Per dare un'idea del rally messo a segno dall'oro nero, è sufficiente considerare che il Brent ha raggiunto quota 84 dollari al barile. Come abbiamo già avuto modo di vedere nei giorni scorsi, la maggior parte delle previsioni ipotizza una crescita del valore del petrolio fino a 90 dollari entro la fine dell'anno.

Questo sarebbe addirittura lo scenario più prudente poichè, secondo altri analisti, non è da escludere che il greggio possa anche raggiungere i 100 dollari al barile. Per alcuni esperti una quotazione a tre cifre del petrolio, alla luce di quello che è l'attuale contesto economico, sarebbe addirittura inevitabile. 

Non serve essere degli esperti di finanza per comprare che un prezzo del petrolio a 100 dollari al barile metterebbe in serio pericolo la ripresa economica mondiale. Borsa Inside è però in primo luogo un sito di trading online e quindi non possiamo non evidenziare che un rialzo simile rappresenta un grande assist per i trader rialzisti.

Questi ultimi possono investire sul petrolio scegliendo uno dei migliori broker online che offrono copertura su questo asset. Un esempio è Plus00 (qui la recensione completa) che permette di speculare sul greggio attraverso i CFD. Plus500 è molto attenta alle esigenze dei traders alle prime armi e infatti offre loro la demo gratuita per imparare a fare pratica senza rischi.

La scarsità delle riserve causa Opec

L’elemento principale da cui partire per analizzare la situazione è la scarsità delle riserve. Mentre l’economia si sta riprendendo dopo la pandemia, le estrazioni faticano a trovare il ritmo e al momento sono ancora sotto i livelli che c’erano prima dell’emergenza sanitaria.

La responsabilità è da attribuire all’OPES Plus, l’organizzazione che raccoglie i principali Paesi esportatori di petrolio: Arabia Saudita, Iraq, Iran, Kuwait e Venezuela. Al momento l’ente sta comprimendo le estrazioni, facendo crescere l’output quotidiano solo di 400mila barili al mese (periodo settembre – dicembre 2021). La restrizione della produzione risale ad una fase ciclica precedente quando i prezzi del greggio seguivano una tendenza ribassista a sua volta frutto del blocco di viaggi e movimenti a causa della pandemia. La persistenza oggi di questo approccio, in un mutato contesto, è alla base della crescita del prezzo del greggio. 

Le estrazioni degli Stati Uniti

Mentre l'Europa è alle prese con la crisi energetica, gli Stati Uniti stanno riprendendo le estrazioni, anche se ancora a ritmi abbastanza lenti. Nella prima settimana di ottobre si è arrivati a 11,3 milioni di barili al giorno, per un totale di 1,3 milioni in più rispetto a quanto accaduto un mese prima.

Vista però l’aumento senza sosta del prezzo del petrolio, le compagnie americane sono spinte a produrre di più e più rapidamente. E’ anche vero che le scorte hanno ricominciato a crescere in questo inizio ottobre: quindi al momento non si riesce a vendere tutto il petrolio estratto negli Usa. Un equilibrio difficile da gestire.

Nel frattempo, l'Arabia Saudita e la Russia, i due paesi perno dell'Opec+, hanno già iniziato le loro manovre per contrastare gli Usa.

Tutti questi movimenti potrebbe incrementare la volatilità sul greggio creando interessanti occasioni di ingresso per i trader. Fondamentale, però, è usare strumenti avanzati per investire sul petrolio in questa fase. Ad esempio si può operare con il social trading eToro grazie al quale è possibile copiare le strategie dei traders migliori. 

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Prezzo petrolio a 100 dollari al barile: l'ipotesi

Ogni giorno che passa cresce il rischio che il petrolio possa davvero arrivare a quota 100 dollari al barile. E questo spaventa soprattutto la zona Euro, che deve dipendere dall’esterno per i rifornimenti. Il rischio più alto, e anche relativamente più concreto, è quello di andare incontro a un periodo di stagflazione; ovvero quel periodo in cui è presente sia la stagnazione economica che l’inflazione.

Certo, non conviene mai a nessuno mettere in seria difficoltà i propri migliori clienti, e questo lo sanno bene i Paesi Arabi. Un'Europa non in grado di acquistare petrolio significherebbe un rallentamento economico che influisce per forza a livello globale. Forse, quindi, tutti avrebbero da perdere se il petrolio arrivasse a 100 dollari al barile. 

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