Crisanti sui vaccini: "pensiamo risolvano tutto ma non è così". E Ricciardi rivela l'origine delle varianti

Crisanti sui vaccini:

Il consigliere di Speranza ammette che le varianti "derivano dal fatto che il virus trovando un soggetto vaccinato cerca le strade per aggirare la vaccinazione"

Mentre nel Regno Unito oggi si festeggia il Freedom Day, vale a dire il giorno in cui finalmente cade ogni restrizione in chiave anti-Covid, in Francia e in Grecia si stanno svolgendo massicce manifestazioni di piazza proprio contro alcune decisioni dei rispettivi governi che continuano sulla strada delle limitazioni in chiave anti-contagio.

Se da una parte abbiamo un Macron che decide di estendere l'obbligo del green pass per chi accede ad un'ampia gamma di servizi dai trasporti pubblici a bar e ristoranti, dall'altra abbiamo una Merkel che, almeno per il momento, sembra preferire più miti consigli.

In Italia invece si decide di seguire la strada indicata dai cugini d'Oltralpe, con lo scopo di spingere con forza i cittadini verso le vaccinazioni. Vaccinazioni che vengono indicate come l'unica strada per uscire dalla cosiddetta emergenza sanitaria fin dal principio, cosa che ha indotto anche a scommettere ben poco, per usare un eufemismo, sulle cure domiciliari.

I vaccini anti-Covid sono davvero la soluzione? Se ci basiamo sulle pressioni che i cittadini italiani ricevono verrebbe da pensare proprio che sia così, eppure a distanza di pochi giorni abbiamo ascoltato almeno un paio di dichiarazioni che dovrebbero - e qui il condizionale è quanto mai d'obbligo - indurre ogni cittadino a porsi un paio di domande.

A rilasciare queste dichiarazioni che fanno, per così dire, perdere punti ai vaccini, sono addirittura due delle 'star' dei salotti televisivi dell'epoca Covid: Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, e lo zanzarologo Andrea Crisanti.

Crisanti: "noi pensiamo che coi vaccini si risolva tutto, ma non è così"

Nel corso di un'intervista rilasciata a Radio Cusano Campus, Andrea Crisanti ha candidamente ammesso che non sarà coi vaccini che si risolverà il problema del Covid-19. Non si tratta esattamente di una rivelazione, quanto meno per chiunque abbia l'abitudine di porsi qualche domanda di tanto in tanto, ma per tutti gli altri forse le parole di Crisanti sono state una specie di fulmine a ciel sereno.

Ed è lui stesso ad ammetterlo nell'introdurre il concetto. "Noi pensiamo che coi vaccini si risolva tutto" dice infatti Crisanti "ma non è così. Per un virus che cambia come questo, basare tutto su di essi a mio avviso non avrà l'effetto sperato, perché non abbiamo la capacità di aggiornare i vaccini alle varianti alla velocità con cui il SARS-nCoV-2 muta".

Insomma se coi vaccini non si risolverà tutto allora perché ricattare i cittadini con il green pass affinché persino i più giovani, che nulla hanno da temere dalla malattia, si vaccinino? Difficile a dirsi, ma a quanto pare non per risolvere il problema Covid-19 visto che il virus aggira il vaccino molto più rapidamente di quanto non si sia in grado di modificare il vaccino per rincorrere le varianti.

È sempre Crisanti infatti a spiegare che "per riformulare il vaccino ci vogliono un paio di mesi, e mezzo anno per distribuirlo, nel frattempo il virus ha galoppato. Una cosa è vaccinare centinaia di migliaia di persone all'anno per l'influenza, altra cosa è vaccinare centinaia di milioni di persone".

Se la matematica non è un'opinione, quello che dice Crisanti non fa una piega in questo caso: non si sconfigge il Covid con il vaccino, perché il virus muta troppo rapidamente.

A questo punto invece di pretendere di inoculare il vaccino anche ai soggetti non a rischio, forse sarebbe il caso di concentrarsi su anziani e persone fragili, puntando su campagne mirate in grado di garantire, grazie alla protezione che il vaccino sembra offrire rispetto alla forma grave della malattia, l'alleggerimento del carico sul SSN.

Garavelli mesi fa aveva avvertito: "nel picco epidemico non si vaccina"

Il concetto che è stato espresso in questi giorni da Andrea Crisanti, era già stato espresso in maniera simile anche da Pietro Luigi Garavelli, primario di Malattie Infettive dell'Ospedale Maggiore della Carità di Novara.

"Nonostante sia noto anche agli studenti di medicina il principio in base al quale non si vaccina mai in picco epidemico, ho ricevuto attacchi che mai avrei immaginato di ricevere, da caccia alle streghe" ha confidato il primario, spiegando poi che "si tratta di una basilare legge darwiniana, riferita ovviamente ai virus che mutano perché con quelli stabili il problema non si pone".

"Ogni forma di vita cerca di sopravvivere e il virus, davanti agli anticorpi indotti da vaccino, sviluppa varianti. Un concetto conclamato in qualsiasi virosi" ha spiegato Garavelli, rilasciando dichiarazioni che ora si rivelano decisamente in linea con quelle di Crisanti.

Quando ad esprimere il concetto era stato Garavelli però erano giunti attacchi da ogni direzione, sia da parte di colleghi che da parte di siti cosiddetti di "fact checking". In considerazione di questa realtà oggettiva il primario aveva quindi concluso che la strategia per contrastare il virus dovrebbe basarsi soprattutto su comportamenti responsabili e cure domiciliari "assolutamente disponibili e valide".

Le parole di Crisanti sono confermate da studi scientifici pubblicati

Quello che ha detto ora Crisanti e prima i lui Garavelli risponde al vero? A quanto pare sì, visto che le stesse conclusioni vengono tratte in uno studio scientifico pubblicato su Plos Biology nel 2015.

Questo studio metteva in evidenza i rischi connessi alla distribuzione di vaccini "imperfetti" vale a dire in grado di prevenire la malattia ma non la trasmissione del contagio. Secondo lo studio sviluppato dai ricercatori statunitensi e britannici i vaccini che funzionano perfettamente tra cui abbiamo quelli contro il vaiolo, gli orecchioni, la rosolia o il morbillo, sono in grado di prevenire sia la malattia che la trasmissione.

I vaccini imperfetti invece non solo consentono al virus di sopravvivere e di diffondersi passando anche da un soggetto vaccinato ad un altro soggetto vaccinato, ma attraverso questi passaggi il virus evolve e dà origine a varianti più aggressive. Ed è proprio qui che troviamo la conferma di quanto detto da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute.

Ricciardi sulle varianti: "quando il virus trova un soggetto vaccinato cerca strade per aggirare il vaccino"

Ad ulteriore conferma di quanto sopra brevemente esposto troviamo le parole di un altro ospite fisso dei salotti televisivi, quelle del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi.

L'esperto di igiene nel corso di un'intervista per In Onda su La7, ha risposto ad una domanda della presentatrice sull'origine del virus. Le varianti del Covid-19 "da dove arrivano come genesi?" Chiede la conduttrice, e la risposta di Ricciardi non lascia molti dubbi: dai soggetti vaccinati.

Le varianti, spiega infatti Ricciardi "derivano dal fatto che il virus per esempio, trovando un soggetto vaccinato, che quindi in qualche modo gli resiste, cerca le strade per aggirare la vaccinazione. È una battaglia eterna quella tra i virus e l'uomo, perché i virus si devono impadronire delle cellule umane per riprodursi".

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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