Mercato obbligazionario: migliori rendimenti 2019

Morningstar ha pubblicato i numeri del mercato obbligazionario 2019 fornendo anche delle previsioni sul possibile andamento del settore nel 2020. I principali indici Morningstar hanno chiuso lo scorso anno con ritorni positivi. 

A spiccare è stato soprattutto il paniere dei corporate bond in dollari Usa che ha registrato un guadagno di oltre il 10 per cento in valuta base (corrispondente ad un +12,06 per cento in euro). Molto robusta anche la performance del paniere dei paesi emergenti che invece ha segnato una progressione del 7,99 per cento in dollari mentre il benchmark delle emissioni societarie globali è cresciuto del 7,78 per cento. E i bond dell’Eurozona? Per quello che riguarda il debito del Vecchio Continente, c’è stata una cresciuta dei rendimenti del 4,6 per cento per quello che riguarda i titoli di stato e del 4 per cento per quanto concente i bond societari. 

Dal punto di vista temporale è stato tra la fine di luglio e il mese di ottobre che ci sono state le performance migliori. In questo arco temporale i rendimenti delle obbligazioni hanno addirittura battuto quelli dei bond. A spingere il settore sono state le banche centrali con tagli ai tassi e promesse di politiche monetarie espansive. Ricordiamo infatti che il 31 luglio, la Federal Reserve ha tagliato i tassi di riferimento di 25 punti base, collocandoli in un range compreso tra il 2 e il 2,25 per cento. Per la FED si è trattato del primo taglio dei tassi dalla crisi finanziaria di fine 2008. Dopo la mossa della banca centrale Usa, la curva dei rendimenti dei titoli di Stato americani si è invertita mentre sui mercati si sono diffuse notizie sul possibile arrivo della recessione. Tutto comunque è durato pochi giorni. La situazione, infatti, è poi tornata alla normalità.

Secondo Morningstar tra i protagonisti del 2019 sui mercati obbligazionari c’è stata anche l’inflazione. Nell’area Euro a dicembre, in base ai dati preliminari, l’inflazione dovrebbe aver registrato un rialzo su base annua dell’1,3 per cento che va raffrontato con il +1,5 per cento dell’anno precedente. Secondo Morningstar questi market mover testimoniano che l’inflazione è ancora molto lontana dal target della Banca centrale europea che è fissato al +2 per cento.

Per quello che riguarda gli Stati Uniti, invece, a novembre l’inflazione ha segnato un +2,1 per cento su base annua. Il Sentiment index elaborato da CFA Society Italy e relativo al mese di gennaio 2020 ha rilevato che i professionisti certificati CFA prevedono una ripresa dell’inflazione in modo sostenuto nell’anno corrente.

Ad ogni modo è possibile che sia la Federal Reserve che la Banca Centrale Europea possano decidere di rivedere i loro obiettivi, poichè l’inflazione è rimasta leggermente sotto ai target dopo la crisi finanziaria del 2008. Come messo in evidenza nell’Outlook 2020 di Generali Investments, c’è la possibilità che i target possano diventare più simmetrici. Secondo gli analisti, la Federal Reserve starebbe pensando ad una strategia per cui il lungo periodo di bassa inflazione possa poi essere seguito dal tentativo di tenere la stessa inflazione al di sopra dell’obiettivo per un po. La Bce, dal canto suo, ha già modificato il target nel 2003 portandolo da 0-2 per cento a vicino ma sotto il 2 per cento. Da tenere in considerazione che c’è spazio per un ulteriore aggiornamento. 

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