Gli investimenti sulle compagnie petrolifere potrebbero presto cambiare prospettiva. A sostenerlo sono alcune deduzioni che le società di investimento stanno compiendo, anche sulla base di un recente dossier Carbon Tracker, che ha calcolato gli effetti della piena applicazione degli Accordi di Parigi sulle attività delle maggiori compagnie petrolifere occidentali.

Effetti che, alla luce degli aggiornamenti post-Covid, fanno pensare che le c.d. sette sorelle (Exxon, Chevron, ConocoPhillips, Shell, BP, Eni e Total) dovranno ridurre del 35% le estrazioni di petrolio e gas entro il 2040. Un decremento non certo marginale che, contrariamente al calo della produzione avvenuta in epoca pandemica, sarà definitivo. Ma come raggiungerlo?

Il taglio è talmente corposo che non sarà sufficiente procedere con il solo arresto dei nuovi progetti di sviluppo (così ha peraltro invitato a fare l’Aie), ma evitando di contrastare il naturale declino dei giacimenti e, di contro, incrementando il livello delle dismissioni.

La sfida è ambiziosa e, per il momento, non è stata colta da nessuno degli operatori petroliferi tranne BP, che si è impegnata a una riduzione effettivamente piuttosto drastica: il piano a lungo termine d iBP prevede infatti che la propria produzione di idrocarburi calerà del 40% entro il 2030. Di contro, saliranno gli investimenti in energie rinnovabili.

Ecco dunque che, sul lungo termine, si profila lo switch che potrebbe reggere la convenienza a investire in compagnie petrolifere: la conversione di una buona parte delle loro attività verso il green.

A questo punto, per comprendere le sorti del settore, occorrerà comprendere se anche le altre sorelle cederanno, o meno. Una mano d’aiuto potrebbe darlo il corso della giustizia e l’appoggio dell’opinione pubblica. È il caso di Shell, con la sentenza olandese che ha condannato la compagnia a ridurre le emissioni di CO2 del 45% entro il 2030. Intanto, dalle parti di Exxon il fondo Engine N01 ha ottenuto almeno due posti in consiglio di amministrazione con cui promuovere scelte più incisive sul fronte del cambiamento climatico

Per quanto concerne le analisi da parte delle agenzie di rating, Moody’s ha affermato che per le major petrolifere il rischio di credito è cresciuto proprio dopo le vicende Shell e Exxon. Secondo l’agenzia, infatti, i due casi rappresentano un significativo cambiamento di panorama per le compagnie petrolifere, che per il momento avevano prevalso nelle aule dei tribunali ed erano riuscite a respingere le mozioni più significative degli azionisti su questioni legate al clima.

Con tali novità, invece, gli analisti stanno iniziando a prendere sul serio il fatto che Shell possa ad esempio essere costretta a ridurre la produzione di petrolio e gas, e che i piani strategici di Exxon possano essere rivisti.

Insomma, qualcosa sta cambiando nel settore petrolifero e, forse, gli investitori farebbero bene a far tesoro di tali novità.

Cogliamo l’occasione per rammentare a tutti gli investitori interessati a investire nelle compagnie petrolifere che il modo più semplice e conveniente per farlo è quello di usare un broker CFD.

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