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Tassi di interesse Usa: effetti su obbligazioni, titoli di stato e investimenti

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Tassi di interesse Usa: effetti su obbligazioni, titoli di stato e investimenti
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Il ruolo dei tassi di interesse FED sull'economia mondiale è molto importante. Come noto il rialzo o il ribasso dei tassi di interesse Usa è in grado di provocare effetti su tutti i mercati e tutti gli asset. In questo post circoscriverò la mia analisi ad investimenti, obbligazioni e titoli di stato. La domanda cardine sarà: quali sono le conseguenze dei tassi di interesse Usa su bond, investimenti e titoli di stato?

Come noto la Federal Reserve ha recentemente abbassato il costo del denaro. Il taglio dei tassi FED per la prima volta dal 2008 era nell'aria oramai da tempo a causa del mutato scenario internazionale. La decisione della Federal Reserve di tagliare i tassi stride con quelle che erano le indicazioni arrivate dalla banca centrale americana lo scorso anno. Non bisogna dimenticare che fino al 2018 si parlava si di cambio dei tassi di interesse ma in direzione di un aumento non certo di un calo. La convinzione che la FED avrebbe alzato il costo del denaro (venuta meno lo scorso anno) era così forte da spingere gli analisti a puntare su una massima diversificazione degli investimenti aprendo la porta alle obbligazioni a più alto rendimento.

Tassi di interesse Usa e economia globale

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Le decisioni in merito all'aumento o alla diminuzione dei tassi di interesse Usa sono strettamente legate allo stato di salute dell'economia americana. Nel 2017, ad esempio, non c'era molta fiducia sull'andamento dell'economia ma al tempo stesso non vi erano timori particolari su una possibile recessione in Europa. L'incognita principale per tutto il 2017 ha riguardato il destino della Brexit anche se nuove preoccupazioni sulla tenuta dell'area Euro si sono fatti in avanti a causa dell'avanzata del fronte degli euroscettici.

La prospettiva è mutata a partire da fine 2018 per poi cambiare ancora nel corso del 2019. L'elemento che ha determinato una variazione di prospettiva, non più tendenza all'aumento dei tassi di interesse Usa ma bensì propensione al calo, è stato la guerra commerciale tra Usa e Cina. Lo scontro sui dazi e la recente svalutazione della moneta cinese hanno determinato un cambio di prospettive.

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Potrà sembrare assurdo ma i tassi di interesse Usa sono passati dall'essere legati all'andamento dell'economia degli Stati Uniti all'essere un effetto delle prese di posizione di Trump.

Tassi di interesse Usa Trump

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L'impatto delle politiche di Trump sull'innalzamento o sull'abbassamento dei tassi di interesse Usa è molto forte. Nella prima parte della presidenza del leader repubblicano la tendenza che ha dominato è stata la seguente: più Trump spingeva sull'espansione Usa, più le possibilità di un aumento dei tassi di interesse FED aumentavano.

Nella fase più brillante della presidenza di Trump si era parlato di effetto positivo combinato sull'economia Usa derivante dal taglio delle tasse, dalla deregulation e dal vasto piano per la realizzazione di infrastrutture. Secondo alcuni analisti queste tre direttrici strategiche avrebbero portato la crescita americana su livelli molto alti. Addirittura le previsioni più ottimistiche azzardarono l'ipotesi per cui la crescita degli Stati Uniti sarebbe proseguita per 9 anni...ossia fino al 2024 (data in cui sarebbe terminato un ipotetico secondo mancato di Trump).

Purtroppo però come Trump è stato in grado di fare il bel tempo, il leader americano si è rivelato capace anche di fare il brutto tempo. L'inasprimento delle tensioni con la Cina rientra in questa seconda fattispecie. Tuttavia bisogna anche tenere conto che i piani di Trump sono anche stati ridimensionati dall'andamento più incerto dell'economia mondiale. Il rallentamento economico globale, infatti, potrebbe far si che per realizzare i piani di Trump (e raggiungere gli ambiziosi obiettivi cui si è accennato in precedenza) accorra più tempo.

Tassi di interesse Usa e obbligazioni

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In ambito obbligazionario le decisioni sui tassi di interesse Usa potrebbero portare a rendimenti complessivamente negativi per i bond sovrani. Per tutto il 2017 si era ritenuto che le differenze tra tassi di interesse Usa e tassi di interesse europei sarebbero andate ad allargarsi. Sempre lo stesso anno alcuni bond hard currency hanno dato l'impressione di essere interessanti, pur tenendo sempre conto di una certa volatilità dei prezzi.

Nel 2019, però, la prospettiva è completamente cambiata. La Federal Reserve ha deciso per un taglio dei tassi di riferimento e in Europa si parla di un nuovo quantitative easing BCE.

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Fare delle previsioni su cosa potrebbe avvenire non è semplice in questo contesto. Oggi il quadro di fondo rispetto al 2017 è completamente cambiato e il presidente americano Trump si mostra del tutto fuori da quelli che possono essere ritenuti come gli schiemi tradizionali.

Certamente si può ritenere che le azioni Usa abbiano ancora lo spazio per un ulteriore apprezzamento magari grazie a ulteriori novità nelle politiche fiscali di Trump. Se il presidente americano dovesse tirare fuori dal suo cilindro una delle sue idee per guadagnare consensi in vista delle prossime elezioni, allora l'azionariato americano potrebbe trarre beneficio. Nuovo programma di incentivi fiscali e deregulation potrebbero garantire quelal visibilità che alle azioni di Wall Street è mancata per tutto il 2018. Tuttavia il possibile apprezzamento delle azioni americane potrebbero trovare ostacoli in un Dollaro forte e nell'inevitabile pressione sui salari.

In caso di aumento dei tassi di interesse Usa ci sarebbe un primo freno all'apprezzamento di molte quotazioni. Tuttavia la volatilità e i possibili movimenti laterali sarebbero una grande occasione per gli investimenti. Ovviamente, tenendo conto delle scarse occasione di rendimento, è necessario valutare attentamente il livello di rischio che si è disposti ad assumere.

Redazione Borsainside
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