una bustapaga con dei contanti su di essa e delle carte di pagamento

Nel giorno della festa del Primo Maggio, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto Lavoro, che presenta diverse novità a favore dei lavoratori italiani. Tra le principali novità, il taglio del cuneo fiscale al 7%, che comporterà un aumento della busta paga dei dipendenti fino a 100 euro mensili in media, nel periodo luglio-dicembre.

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato la decisione presa sottolineando l’importanza di dare risposte concrete a coloro che aspirano a migliorare la propria situazione lavorativa.

Decreto Lavoro: quanto aumentano le buste paga

Il taglio del cuneo fiscale è una delle principali novità del Decreto Lavoro. Lo sgravio contributivo viene elevato dal 3% al 7% per i redditi fino a 25mila euro e dal 2% al 6% per i redditi fino a 35mila euro.

In questo modo, l’aumento della busta paga dei lavoratori con i redditi più bassi potrebbe arrivare fino a 100 euro mensili in media, nel periodo luglio-dicembre. La spesa prevista per questo provvedimento è di poco più di 4 miliardi di euro per il 2023 e di 492 milioni di euro per il 2024. Secondo le stime, il taglio del cuneo fiscale porterà nelle tasche degli italiani tra gli 80 e i 100 euro al mese.

Il welfare aziendale e i fringe benefit

Un’altra novità importante del decreto Lavoro riguarda il welfare aziendale e i fringe benefit. Come già nel decreto Aiuti Quater dello scorso autunno, il governo ha riproposto la soglia a 3.000 euro per i fringe benefit esentasse, che riguardano il welfare aziendale come i buoni pasto, l’auto aziendale, l’assistenza sanitaria, le polizze assicurative, la concessione di prestiti, gli acquisti di azioni societarie (stock option) o gli alloggi messi a disposizione del dipendente.

La spesa prevista per quest’anno è di 142.200.000 euro, mentre per il 2024 è di 12.400.000 euro.

Nonostante i benefici per i lavoratori derivanti dalle novità presenti nel Decreto Lavoro, i sindacati hanno espresso alcune perplessità, soprattutto riguardo alle norme che semplificano il ricorso ai contratti a termine.

Il presidente del Consiglio ha però sottolineato che il governo sta lavorando per dare risposte concrete ai lavoratori italiani, in un momento in cui l’inflazione galoppa e il costo della vita aumenta.

Cosa cambia con la riforma del Reddito di Cittadinanza

Il governo italiano ha deciso di riformare il Reddito di cittadinanza sostituendolo con l’assegno di inclusione a partire dal primo gennaio dell’anno in corso. L’assegno di inclusione sarà destinato alle famiglie che hanno disabili, minori o persone sopra i 60 anni e potrà arrivare fino a 500 euro al mese moltiplicati per la scala di equivalenza fino a un massimo di 2,2 (2,3 nel caso di disabili gravi).

Per ottenere l’assegno di inclusione, l’Isee del richiedente non deve superare i 9.360 euro e sarà necessario iscriversi al sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl).

Inoltre, per ricevere l’assegno, il richiedente deve essere cittadino dell’Unione Europea o suo familiare titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, soggiornante di lungo periodo o titolare dello status di protezione internazionale e risiedere in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.

L’assegno di inclusione sarà erogato per un massimo di 18 mesi e potrà essere rinnovato per altri 12 mesi. Chi aveva diritto al reddito di cittadinanza avrà lo sgravio del 100% per l’assunzione.

Coloro che sono considerati “occupabili” potranno accedere allo Strumento di attivazione, un’indennità di partecipazione alle misure di attivazione lavorativa che varrà 350 euro e sarà destinata alle persone tra i 18 e i 59 anni. Lo Strumento di attivazione entrerà in vigore da settembre, quando il reddito di cittadinanza sarà sospeso.

Decreto Lavoro: come cambiano le norme sui contratti a termine

Il decreto riforma anche le norme sui contratti a termine, rivoluzionando le precedenti disposizioni del decreto Dignità approvato nel governo giallo-verde. La nuova regolamentazione contestata dai sindacati prevede una semplificazione delle causali dei contratti a termine, che verranno utilizzati solo nei contratti collettivi.

La durata dei contratti a termine verrà estesa fino a 24 mesi con l’introduzione di due nuove causali: la sostituzione di altri lavoratori oppure «esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva individuate dalle parti». Questa nuova normativa sarà in vigore fino al 31 dicembre 2024.

Ci sono poi alcune novità che riguardano il settore dei congressi, delle fiere, terme e parchi divertimento, la soglia per i voucher verrà alzata a 15mila euro, salvo per le aziende con meno di 25 lavoratori a tempo indeterminato.

Mentre, nel settore del turismo, viene eliminato il limite di età di 29 anni per i contratti di apprendistato professionalizzante. Il limite viene invece aumentato a 40 anni per chi è disoccupato, al fine di favorire l’inserimento dei lavoratori più anziani nel mondo del lavoro.

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