L’euro continua a scendere, il dollaro è sempre più forte

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Lo scorso mese di luglio, per la prima volta in quasi 20 anni, l’euro è sceso sotto la parità contro il dollaro. Quali sono le motivazioni di questo calo e quali sono le possibili conseguenze? In questa analisi il broker ActivTrades esamina la situazione e spiega come poterne trarne vantaggio.

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Il grafico giornaliero EUR/USD. Fonte: ActivTraders

Un po’ di storia

Si parla di “parità” quando due divise hanno lo stesso valore. Durante una seduta di trading il valore delle valute cambia continuamente (per una serie di fattori che spiegheremo più avanti) ma l’argomento di cui si parlerà in questo articolo è che l’euro, il quale già da diverso tempo si sta indebolendo, vale più o meno quanto il dollaro americano.

Non è la prima volta che si verifica questa situazione. Quando è stato emesso, nel 1999, l’euro ha raggiunto un massimo a $1,18 per poi, all’inizio del 2000, scendere sotto la parità. Il livello più basso registrato nei confronti del dollaro statunitense è stato di circa 83 centesimi nell’ottobre del 2000; il valore più alto invece è stato di $1,60 nel 2008.

È importante sottolineare che questa discesa dipende sia dalla debolezza dell’euro (EUR) che dalla forza del dollaro statunitense (USD). Questa combinazione potrebbe spingere il cambio EUR/USD verso dei minimi mai registrati finora.

Perché l’euro si sta indebolendo nei confronti del dollaro?

Quest’anno la maggior parte dei Paesi europei ha dovuto affrontare grosse difficoltà economiche. Ci si aspettava che l’economia, dopo la pandemia e i diversi lockdown, potesse migliorare; invece molti analisti temono che arrivi una recessione per via della recente crisi energetica e della forte impennata del tasso di inflazione.

L’Europa, in particolare, sta soffrendo a causa dei blocchi energetici decisi dalla Russia che ha interrotto le forniture di gas naturale tramite il gasdotto Nord Stream 1, decisione che è stata presa come ritorsione per le sanzioni occidentali imposte a causa del conflitto in Ucraina.

Il gasdotto fino a poco tempo fa forniva circa il 40% del gas europeo nel suo complesso, con una percentuale ancora più alta per quanto riguardava la Germania. Nel vecchio continente si è dovuto procedere a sostituire velocemente le proprie fonti energetiche: questo fattore, combinato con l’aumento dei prezzi del petrolio a livello globale, ha fatto sì che la spesa energetica raggiungesse livelli esorbitanti.

L’inflazione, a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia, è aumentata in tutto il mondo; nell’area Euro, lo scorso mese di agosto, è salita fino al  9,1%. Tutto è diventato più costoso: dai generi alimentari ai prodotti per la casa, passando per i materiali edili e per molti altri beni ancora.

La Banca centrale europea (Bce), come risposta a questo acuirsi dell’inflazione, ha adottato una politica monetaria restrittiva. Molti analisti, tuttavia, ritengono che gli aumenti dei tassi di interesse siano stati tardivi e di poca entità, in particolare se rapportati a quanto è stato fatto nel contempo dalla Federal Reserve (Fed) negli Stati Uniti. La preoccupazione è che se l’eurozona finirà in recessione, la Bce sarà costretta a interrompere questi aumenti o ad abbassare nuovamente i tassi di interesse, il che amplierà ulteriormente il differenziale esistente tra i tassi della Bce e quelli della Fed.

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Perché il dollaro si sta rafforzando?

Molto spesso, durante i periodi di incertezza economica, il dollaro viene considerato un asset sicuro da parte degli investitori. Il biglietto verde, infatti, è la valuta di riferimento per il commercio mondiale ed è usato come principale valuta di riserva dalle banche centrali in tutto il globo. Negli ultimi mesi, il dollaro si è decisamente rafforzato nei confronti delle altre valute, salendo su massimi che non si vedevano da oltre 20 anni.

Gli Stati Uniti non hanno le stesse difficoltà energetiche dell’Europa, poiché producono, immagazzinano ed esportano gran parte del proprio gas. Per questo motivo, il Paese non è stato colpito così duramente dall’aumento dei prezzi, e potrebbe pertanto raggiungere il target del 2% di inflazione più velocemente dell’Europa.

Inoltre, la Federal Reserve è stata sufficientemente rapida e decisa nell’intraprendere una politica monetaria restrittiva. Quest’anno la Fed, come risposta al più alto livello di inflazione mai raggiunto nel corso degli ultimi 40 anni (l’8,25% circa), ha già aumentato i tassi di interesse di 300 punti base. Si tratta di una differenza consistente rispetto alla Bce, che finora ha alzato i tassi di soli 125 punti base.

L’economia americana, secondo i recenti dati relativi al mercato del lavoro e alla spesa dei consumatori, sta tendenzialmente tenendo abbastanza bene, con la Federal Reserve che potrebbe alzare ulteriormente i tassi da qui alla fine dell’anno.

Con gli Stati Uniti che alzano i tassi di interesse più rapidamente e li portano su livelli più elevati rispetto alle altre economie, molti investitori, al fine di beneficiare di un tasso di rendimento più elevato, hanno spostato una parte dei loro investimenti verso questo Paese. Quando un investitore straniero decide di acquistare un bene (o un’obbligazione) negli Stati Uniti deve vendere la propria valuta e acquistare il dollaro. Questo fa aumentare la domanda di dollari e spinge il suo prezzo ulteriormente in alto.

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Vincitori e vinti

Gli americani approfitteranno dei prezzi più economici per fare le loro vacanze in Europe. Le spese per il vitto, l’alloggio e per il viaggio, grazie al rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro, saranno infatti meno onerose. Anche il prezzo delle merci importate, con il dollaro più forte, sarà inferiore. Molti altri beni, dai veicoli alla tecnologia, saranno meno costosi e questo potrebbe aiutare gli Stati Uniti a contenere il proprio livello di inflazione.
Le aziende americane che effettuano transazioni in Europa, tuttavia, potrebbero subire una riduzione dei loro ricavi a causa del tasso di cambio. Con un dollaro più forte, infatti, i prodotti statunitensi diventano più costosi sui mercati internazionali. Ciò potrebbe avere conseguenze negative per la produzione economica e ampliare il deficit commerciale statunitense.
D’altro canto i Paesi europei, con l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro, pagano di più per le loro importazioni, in particolare per il petrolio, il cui prezzo è espresso in dollari Usa.

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