La crisi di Astaldi, con l’impressionante crollo del valore delle azioni su Borsa Italiana, potrebbe trasformarsi in vera tragendia con il rischio Default dietro l’angolo. Dopo giorni inteminabili in cui la parola “default” veniva pronunciata quasi a bassa voce tra gli investitori e gli obbligazionisti, ci ha pensato ogg Standard and Poor’s a mettere in chiaro alcuni concetti. Gli analisti hanno deciso di tagliare il rating su Astaldi da CCC- a D ossia Default. In pratica secondo i significati della tabella dei rating, Astaldi era già considerato un titolo altamente speculativo dagli analisti americani ma da oggi gli asset di Astaldi vengono declassati al gradino più basso del merito creditizio. Secondo Standard and Poor’s, la rchiesta di concordato preventivo in bianco che Astaldi ha presentato al Tribunale di Roma prevede, tra gli altri punti anche “la sospensione dei pagamenti” ai creditori impedendo eventuali atti ingiuntivi. Per Standard and Poor’s non ci sono dubbi perchè questa situazione, al di là dei giri di parole, “equivale ad un default“. E appunto in considerazione di tali elementi che si può affermare che Standard and Poor’s, in fin dei conti, ha solo avuto il merito di aver messo nero su bianco quello che era il sospetto di tanti. 

Da alcune settimane il prezzo delle azioni Astaldi su Borsa Italiana è in caduta libera. Il divieto di short selling che è stato introdotto dalla Consob, secondo molti osservatori in ritardo, non è servito praticamente a nulla. Oggi la quotazione Astaldi sfiora gli 0,4 euro mentre fino a gennaio del 2018 il prezzo delle azioni Astaldi era pari a 3 euro. La crisi di liquidità i problemi di rafforzamento patrimoniale hanno determinanto perdite enormi per gli azionisti di Astaldi. Chi un anno fa aveva in portafoglio titoli che valevano 3 euro, adesso si ritrova con azioni che valgono appena 0,4 euro ma soprattutto si ritrova quasi senza prospettive. La Turchia doveva rappresentare per la società italiana l’ultima spiggia per riuscire a condurre il necessario rafforzamento patrimoniale e invece è diventata la coltellata finale per una azienda che, solo in Italia, ha molti ordini in carico. L’assenza di prospettive è quindi un problema per Astaldi, per i cantieri in essere e per quelli aggiudicati, per i possessori di azioni e per gli obbligazionisti Astaldi. Nella giornata di ieri, prima dell’annuncio di Standard and Poor’s, i prestiti obbligazionari di Astaldi scambiati sul circuito EuroTLX avevano un valore che arrivava appena da un un quarto del valore nominale di 100mila euro fissato in fase di emissione dei bond. Un vero e proprio disastro. 

Dinanzi a questa situazione è ovvio che nessuno stia più con le mani in mano. In particolare gli investitori istituzionali si starebbero organizzando per mettere sul piatto una proposta di ristrutturazione del debito ma anche gli obbligazionisti Astaldi di tipo retail sarebbero pronti ad agire. Una eventuale operazione di ristruttuazione del debito di Astaldi non sarebbe cosa di poco conto visto che ad oggi sono in circolo qualcosa come 890 milioni di euro in obbligazioni. 

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