Tra le quotate che meglio rappresentano la situazione di calma piatta che caratterizza il Ftse Mib c’è Unicredit. La big del settore bancario a metà pomeriggio registra un rialzo frazionale dello 0,02 per cento a quota 9,42  euro contro un Ftse Mib che invece avanza di un più consistente +0,1 per cento.

Grazie al recupero messo a segno nel corso delle ultime sedute di borsa, la performance di Unicredit nell’ultimo mese è ora positiva per il 4,7 per cento. Rispetto ad un anno fa, invece, i prezzi sono più alti del 4,6 per cento. 

La situazione di calma piatta che caratterizza Unicredit nella sessione odierna di borsa non deve però trarre in inganno. Accantonato il risiko del settore bancario (non sono proprio i tempi alla luce della crisi geopolitica in atto), Piazza Gae Aulenti è alle prese con la grana rappresentata dalla sua possibile uscita dalla Russia. 

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Unicredit uscirà dalla Russia? 

Sono giorni che si rincorrono voci di ogni tipo sulle tempistiche di uscita di Unicredit dalla Russia. Oggi sulla questione è intervenuto lo stesso management della banca. Rispondendo ad una domanda in merito che era stata formulata dal socio Tommaso Marino in vista dell’assemblea di domani, la banca guidata da Orcel ha affermato che è in corso una valutazione rigorosa sull’impatto che l’uscita dalla Russia potrebbe avere. Ad ogni modo, c’è poi aggiunto nella risposta pubblicata sul sito istituzionale di Unicredit, l’operazione non può e comunque non dovrebbe essere fatta dall’oggi al domani. 

Nell’articolata risposta, Unicredit ha evidenziato come sarebbe molto semplice dire che sono in corso le operazioni per l’uscita dalla Russia e a molte persone tutto ciò non potrebbe fare che piacere. Tuttavia, hanno poi aggiunto i manager, dismettere una banca che dà lavoro a oltre 4.000 persone e serve più di 1500 aziende, delle quali ben 1.250 sono europee, significherebbe dover assorbire uno shock che potrebbe addirittura arrivare a 7,5 miliardi di euro. Tutto ciò, ha proseguito Piazza Gae Aulenti, non può certamente essere fatto dall’oggi al domani. 

Fermo restando che la banca non può che essere scioccata “dalle atrocità della guerra condotta dalla Russia, devono essere assolutamente considerati e garantiti gli interessi dei dipendenti e dei nostri clienti che operano in Russia, molti dei quali sono europei, ma anche l’interesse generale del gruppo e di tutte le comunità servite dalla banca in Europa. 

Presto, ha concluso la nota del gruppo saranno forniti maggiori dettagli. Per adesso è in atto “un’urgente valutazione interna dell’impatto, delle implicazioni e delle conseguenze di un’uscita dalla Russia“.

Insomma la questione resta in primo piano ma tra gli annunci di chi predica sanzioni ad ogni costo e la realtà, c’è di mezzo l’interesse di tutto un sistema. 

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