Prezzo petrolio previsioni rialziste nei prossimi mesi? Cinque indizi per andare long oggi (ING)

Prezzo petrolio previsioni rialziste nei prossimi mesi? Cinque indizi per andare long oggi (ING)
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Secondo Warren Patterson di ING ci sono alcune precise indicazioni su un possibile aumento della quotazione petrolio

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L'anno è appena cominciato ma questo non significa che argomenti come "petrolio previsioni 2019" non continuino a conservare un certo appeal. Del resto le stime sul possibile andamento della quotazione petrolio da sempre sono soggette a continui aggiornamenti e, molto spesso, quelle che erano considerate come previsioni sicure per il 2019 iniziano a perdere di certezza. A oltre 20 giorni dall'inizio del nuovo anno, quindi, le nuove previsioni sul prezzo del perolio 2019 che sono state rilasciate dagli analisti di ING sono di certo interesse per chi è solito investire sul prezzo del petrolio con i futures oppure coi i CFD (Contratti per Differenza). In questo post, l'attenzione sarà rivolta ad un report dell'analista Warren Patterson di ING dedicato, appunto, alle previsioni petrolio per i prossimi mesi. L'analista mostra di avere le idee be chiare quando afferma che la quotazione petrolio è destinata a crescere nel medio termine rispetto a quelli che sono i valori attuali.

Le nuove previsioni sul greggio elabotate da ING sono basate su ben cinque indizi. In altre parole, secondo Patterson, ci sarebbero ben cinque fattori a sostegno di un aumento della quotazione petrolio nei prossimi mesi.

Aumento prezzo petrolio canadese

Perchè l'incremento del prezzo del greggio canadese dovrebbe condizionare positivamente i contratti sul petrolio? A spiegarlo è Patterson socondo il quale la provincia dell'Alberta (Canada) a fine 2018 aveva annunciato un forte calo della produzione di greggio. L'annuncio aveva a sua volta determinato un crollo dello spread tra il petrolio canadese (WCS, Western Canadian Select, qualitativamente pesante) e quello statunitense (WTI, West Texas Intermediate) che era passato da 50 dollari ad appena...7 USD. Secondo Patterson "la maggior parte della crescita dell’offerta riguarda il petrolio greggio più leggero, mentre le qualità medie/pesanti si trovano ad affrontare problemi di approvvigionamento e cali consistenti". L'incremento del prezzo del greggio canadese, più pesante, potrebbe avere come effetto una ripresa complessiva di tutte le quotazioni.

Taglio produzione OPEC

Se nel caso del petrolio canadese, l'indizio è quasi nascosto, altrettanto non si può dire per quello che riguarda le mosse dell'OPEC. Su questo punto quella operata da Patterson è quasi una semplice constatazione. La decisione dell'OPEC di tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno, rappresenta una scelta che potenzialmente è capace di dare sostegno all'andamento del prezzo del petrolio nei prossimi mesi. E' plausibile che gli effetti di questa decisione possano concretizzarsi nel corso del tempo. In altre parole non è il caso di attendersi tutto e subito.

Offerta Usa in rallentamento

Secondo l'analista di ING ci sono dei segnali che lasciano pensare che la crescita della produzione di petrolio da parte degli Usa sia destinata a rallentare. Nel suo report Patterson scrive che oggi "diversi produttori hanno fatto sapere di voler ridurre gli investimenti nel 2019". Se dalle parole si dovesse passare ai fatti, ci sarebbe un aumento delle "probabilità che il mercato globale registri deficit di offerta nella seconda metà del 2019".

Deficit marginali sul mercato globale

Secondo Patterson il mercato globale di petrolio nei prossimi mesi potrebbe registrare un deficit molto marginale tra domanda e offerta. Questo di potrebbe verificare in considerazione del fatto che alcuni tra i paesi produttori, a partire dalla Russia, hanno già annunciato che le politiche di riduzione della produzione saranno attuate molto gradualmente. Nessun grande scossone quindi.

Posizioni long sulla quotazione petrolio

L'ultimo indizio su un possibile aumento della quotazione petrolio arriva dalla speculazione. Secondo Patterson di ING, alla data dell'8 gennaio posizioni rialziste sul greggio erano pari a circa 158 mila lotti, valore che va confrontato con i 500 mila lotti di fine settembre. Considerando questo dato è evidente che sia un atto uno spostamento verso posizioni neutrali sul petrolio.

Mentre è in corso la scrittura del post, il prezzo del petrolio WTI segna un ribasso dello 0,28 per cento a 53,9 dollari al barile mentre il petrolio Brent segna un calo dello 0,4 per cento a 62,54 dollari al barile.

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