tassi FED

La riunione di ieri della Federal Reserve non ha riservato alcuna sorpresa per quello che riguarda l’aumento dei tassi di riferimento (dovevano essere 75 punti base in più ed effettivamente sono stati 75 punti base in più) mentre ha pietrificato i mercati per quello che riguarda le intenzioni per i prossimi mesi.

Sul tavolo del board Fomc di settembre, infatti, non vi erano solo le decisioni sul saggio di riferimento ma anche l’esame e la pubblicazione del dot plot, il grafico a punti grafico che sintetizza le previsioni dei vari membri della banca centrale americana su quella che potrebbe essere la traiettoria dei tassi nei mesi successivi. La pubblicazione del dot plot era molto attesa visto che questo documento viene diffuso con cadenza trimestrale (e negli ultimi mesi è successo di tutto a partire da un’inflazione che, ad agosto, non è andato come ci si attendeva).

La reazione della borsa di Wall Street alle decisioni FED di ieri è nota. Il mercato americano ha infatti chiuso con tutti gli indici in ribasso. Più nel dettaglio, il Dow Jones ha perso l’1,7 per cento a quota 30183 punti; l’S&P 500 ha chiuso in calo dell’1,7 per cento a 3789 punti e il paniere Nasdaq ha rimediato un calo dell’1,8 per cento a quota 11220 punti. Considerando che l’aumento dei tassi di 75 punti base era scontato, ad impattare in modo negativo sul sentiment degli investitori è stato il dot plot.

Come messo in evidenza da Jon Maier, CIO di Global X, il dot plot si è spostato più alto e adesso la maggior parte dei membri del Fomc stima, per fine anno, un tasso al 4,4 per cento contro il 3,4 per cento indicato nel precedente grafico. Sempre dal dot plot si deduce che i potenziali rialzi proseguiranno anche nel 2023 mentre per vedere i primi tagli al costo del denaro sarà necessario attendere il 2024. A restare invariate sono solo le aspettative sui tassi a lungo termine.

Alla luce dell’aggiornamento contenuto nel dot plot, le previsioni sulle prossime decisioni di politica monetaria della FED, vedono ora un aumento di altri 75 punti base nel meeting di novembre e a seguire un rialzo di 50 punti base nel mese di dicembre.

Dinanzi a questa prospettiva, quale potrebbe essere la reazione dei mercati? Ne parleremo nel prossimo paragrafo. Prima di procedere con l’argomento, però, ricordiamo ai lettori che possono fare trading online su interi indici di borsa grazie a strumenti derivati come i CFD. Con i Contratti per Differenza si può tradare al rialzo (long trading) ma pure al ribasso (short trading). Fondamentale per comprare e vendere CFD su indici è fare prima pratica per evitare di mettere a rischio soldi veri a causa di sbagli operativi. Il broker eToro offre la demo gratuita da 100 mila euro per esercitarsi.

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Decisioni FED su prossimi rialzi tassi: conseguenze sui mercati

Non serve essere dei grandi esperti di finanza per essere coscienti di ciò che attende i mercati dopo la pubblicazione di un dop plot più avanzato.

Secondo Michele Sansone, Country Manager di iBanFirst in Italia, c’è stato un cambiamento significativo e la Federal Reserve, optando per una revisione al rialzo delle previsioni, ha lanciato un chiaro messaggio da super-falco.

Tra l’altro, come ricorda Jon Maier, le aspettative di crescita per Pil reale per il 2022 e per il 2023 sono diminuite mentre quelle di inflazione sono aumentate. Il punto, ha aggiunto l’analista, è che nel momento in cui la Federal Reserve procede con un aumento dei tassi con l’intento di rafforzare l’economia, si genera un fisiologico ritardo prima il più alto costo del denaro produca effetti. Tutto ciò rende più difficile la posizione di azioni, obbligazioni e altri asset reali. Insomma dal nuovo dot plot è bene attendersi nuove sofferenze per i mercati. Come sempre il pomo della questione sarà in che misura le valutazioni attuali inglobano il nuovo scenario.

Nel commentare l’esito della riunione di politica monetaria di ieri, Andy Mulliner, Head of Global Aggregate Strategies di Janus Henderson, ha posto l’accento sulle parole usate da Powell in conferenza stampa: “riportare l’inflazione al 2 per cento” anche se ciò dovesse significare un indebolimento dell’economia e del mercato del lavoro. Secondo lo strategist, le previsioni della FED sulla disoccupazione e la crescita sono ottimistiche se si considera la forte stretta monetaria. Il tempo dirà se tali previsioni sono realistiche.

FED aggressiva: conseguenze sull’asset allocation

La posizione molto aggressiva della Federal Reserve ha indotto Fidelity International a rafforzare la sua posizione di estrema cautela sugli asset di rischio sottopesando le azioni e il credito e sovrappesando la liquidità. Resta invece neutro il posizionamento sulla duration. Per quello che riguarda il mercato azionario, la preferenza di Fidelity è per le azioni Usa che presentano proprietà difensive. In relazione al credito, invece, Fidelity si è posizionata in modo difensivo sui mercati sviluppati che presentano una qualità superiore rispetto ai mercati emergenti. Infine, per quello che riguarda il Forex, viene ribadita una neutralità pur esprimendo una visione positiva sul dollaro attraverso alcune valute asiatiche supportata dal fatto che le banche centrali sono in una fase differente del loro ciclo politico-monetario.

A seguito della stretta contenuta nel dot plot, Mirabaud AM ha deciso di mantenere il posizionamento sovrappesato sul dollaro visto che non ci sono ancora le condizioni affinchè la BCE possa cambiare la direzione della sua politica monetaria. Di conseguenza il gestore mantiene una posizione sottopesata nell’allocazione azionaria puntando soprattutto verso i settori difensivi.

Secondo Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud AM, è ancora troppo presto per vedere un’inversione di tendenza sui mercati azionari visto che è in atto un continuo inasprimento delle condizioni di finanziamento globali. Del resto anche le aspettative sugli utili sono troppo ottimistiche.

Per quello che concerne il reddito fisso, l’asset manager continua ad avere una view sottopesata in termini di duration, soprattutto sulle obbligazioni europee. Tuttavia il gestore aggiunge in modo graduale Treasury statunitensi a lungo termine, con un target del 4 per cento sul rendimento sul decennale Usa.

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