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Pensione con 56 anni di età e 35 anni di contributi: alternative possibili

Pensione anticipata come e quando
Pensione anticipata: quando e come è possibile ?

scopri le alternative valide per andare in pensione anticipatamente. Non solo quota 100 ma anche RITA e Quota 41. dettagli e approfondimenti in questa guida.

Oggi accedere alla pensione è rimasto l’unico sogno per noi Italiani. Molti si chiedono come fare per andare in pensione, alti invece fanno i conti con l’età anagrafica e quella contributiva. In tanti ricercano informazioni su quota 100, quota 41, APE, ecc.

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In questa guida invece approfondiremo un particolare aspetto della pensione, l’alternativa alla pensione con 35 anni di età. Se si possiedono i requisiti è possibile andare in pensione prima dell’età pensionabile. Molti lavoratori, infatti, lavorano proprio su questo, ovvero ricercare una soluzione per andare in pensione prima del tempo e valutano tutte le misure pensionistiche alternative che lo permettono.

>>Leggi anche: APE volontaria: come funziona? Guida ai requisiti, calcolo, domanda

La prima alternativa che analizziamo è la pensione anticipata; certamente andare in pensionamento anticipatamente è il sogno di tutti gli italiani. A tal proposito, possiamo riportare due alternative valide, ovvero due strade sicure e importanti a cui possono accedere tutti gli Italiani che hanno maturato determinati requisiti.

Nel primo caso si parla di quota 41 adatta a tutti i lavoratori precoci; il secondo caso, invece riguarda la pensione anticipata.

Pensione Quota 41

Per definizione alla Quota 41 possono aderire tutti i lavoratori che posseggono determinati requisiti. Devono essere in possesso, prima del compimento del 19° anno di età, un anno di contribuzione versato. Nello specifico bastano 12 mesi o 52 settimane.

Si tratta solitamente di una formula pensionistica a cui possono aderire tutti i cosiddetti “lavoratori precoci”. Notate bene però che il requisito contributivo richiesto è di 41 anni di contributi.

A questi primi requisiti se ne affiancano altri, quali ad esempio l’appartenere ad una categorie di tutela. In questo caso, sono tali:

  1. lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione non dipendente dalla volontà del lavoratore stesso;
  2. cessazione del rapporto di lavoro a seguito di:
    1. licenziamento (anche collettivo);
    2. dimissioni per giusta causa;
    3. risoluzione consensuale;
  3. soggetti che non percepiscono più (da almeno tre mesi) la prestazione per la disoccupazione loro spettante;
  4. lavoratori dipendenti ed autonomi che assistono, al momento della richiesta (e da almeno sei mesi) il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità secondo quanto stabilito dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
  5. lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  6. lavoratori dipendenti addetti a lavori usuranti o lavoratori che svolgono mansioni gravose.

Secondo quanto riportato dal Decreto legge n. 4/2019 viene sospesa l’aspettativa di vita inserita dalla legge Fornero fino al 2026 ed al suo posto è stata inserita un’apposita finestra di tre mesi dalla maturazione dei requisiti.

Oggi possiamo dire che la misura Quota 41, è al vaglio dei tecnici del governo, in quanto desta molte preoccupazioni. Tra queste, una importante è la possibilità di una reintroduzione dell’aspettativa di vita.

>>Dettagli e approfondimenti su: Pensione anticipata 2019: requisiti, calcolo e domanda

Pensione anticipata

La seconda alternativa possibile, invece, è quella legata alla pensione anticipata. Qui i lavoratori che ne facciano richiesta devono aver maturato solo il requisito contributivo indipendentemente dall’età anagrafica. Nello specifico si parla di:

  • Uomini 42 anni e 10 mesi di contributi;
  • Donne 41 anni e 10 mesi di contributi.

Nel caso di pensione anticipata, il decreto legge n. 4/2019 ha bloccato l’innalzamento del requisito contributivo per effetto dell’aspettativa di vita fino al 2026. Anche in questo caso, parliamo dell’inserimento di una finestra di tre mesi dalla maturazione dei requisiti.

>>Leggi anche: Pensione di vecchiaia 2019: cos'è? come ottenerla?

Rendita Integrativa Temporanea Anticipata - RITA

Infine, ci sarebbe una soluzione alternativa ad entrambe quelle riportate in precedenza. Si tratta della Rendita Integrativa Temporanea Anticipata.

Anche in questo caso, si devono possedere non solo determinati requisiti, ma si devono anche analizzare i casi e i soggetti che la richiedono. Questa forma pensionistica, infatti, non è per tutti.

La Rita (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) prevede che un anticipo pensionistico di 5/10 anni dall’età di pensionamento di vecchiaia oggi stabilito a 67 anni di età anagrafica. Questa però potrà essere richiesta solo e soltanto se il lavoratore ha aderito almeno da 5 anni ad un fondo pensione.

Nel caso in cui invece si tratta di disoccupati, l’anticipo pensionistico è di 10 anni dall’età di pensionamento.

Notate bene, però, che la misura prevede un requisito contributivo minimo pari a 20 anni. La domanda deve essere inoltrata attraverso il Fondo pensione a cui si è aderito. In breve si tratta di una misura istituzionale e a differenza delle precedenti non ha scadenza.

>>Leggi anche: Pensione a 62 anni: quando e come è possibile?

Opinioni e considerazioni

In questa breve guida abbiamo illustrato le possibili alternative all’uscita anticipata dal mondo del lavoro. Sono delle importanti forme pensionistiche a cui molti lavoratori oggi possono accedere.

Non è stata invece trattata quota 100, la quale forma pensionistica non prevede la possibilità di andare in pensione prima del compimento dei 62 anni. Questo è il requisito anagrafico richiesto per accedere alla misura Quota 100 e valido per il triennio 2019/2021.

Prima di abbandonare il proprio posto di lavoro sarebbe bene accettarsi presso il proprio patronato di fiducia, o presso l’INPS se in possesso realmente dei requisiti richiesti. Sarebbe bene anche verificare l’estratto conto contributivo, inerente al percorso lavorativo svolto al fine di evitare brutte sorprese. Ad esempio, ci potrebbero essere dei buchi contributivi da coprire. Se così fosse, sarebbe possibile sanarli, aumentando il montante contributivo.

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Tommaso Piccinni ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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