Effetti aumento spread sulle banche: azioni Unicredit, Intesa, UBI e Banco BPM sotto esame

Nelle ultime settimane l’andamento dello spread BTP BUND ha influenzato in modo molto marcato la performance delle azioni delle banche su Borsa Italiana. Sistematicamente ad aumenti del differenziale tra il rendimento del decennale italiano e quello del decennale tedesco è corrisposto un crollo più o meno marcato delle quotazioni delle banche. A soffrire sono stati tutti gli istituti quotati sul Ftse Mib da Unicredit a Intesa Sanpaolo, da BPER Banca fino a Banco BPM, da UBI Banca fino a Mediobanca. Allo stesso tempo a restingimenti dello spread BTP BUND, causati da un allentamento della tensione sull’Italia, sono corrisposti forti recuperi per il valore delle azioni delle banche. Logicamente una situazione di questo tipo caratterizzata da una diffusa volatilità ha creato le condizioni ottimali per gli investitori che sono a caccia di buoni affari. 

Secondo gli analisti di Morgan Staney quello che è avvenuto recentemente su Borsa Italiana ha dimostrato che le azioni delle banche sono collegate a doppio filo all’andamento dello spread BTP BUND. Gli esperti ritengono che il recente allargamento dello spread abbia contribuito ad erodere il capitale delle banche quotate su Borsa Italiaan tra 1 e 14 punti base. A subire gli effetti maggiori dell’allargamento dello spread sono state le azioni delle banche di media dimensione. Questo ultime hanno nelle loro pance una più alta quantità di BTP e quindi inevitabilmente presentano, dal punto di vista patrimoniale, Common Equity Tier 1 ratio più debole. Le bahche che sono state maggiormente penalizzate dall’aumento dello spread BTP BUND sono state Banco BPM, Ubi Banca e, fuori dal Ftse Mib, Banca Monte Paschi di Siena. 

In generale, ha rilevato Morgan Stanley, le banche italiane di media dimensione presentano prospettive ancor interessanti nonostante esse scambino a 0,5 volte il loro valore e debbano fare i conti con uno sconto di quasi il 40% rispetto alle altre concorrenti europee (banche di stessa dimensione e capitalizzazione). 

Per le banche italiane i fattori di rischio secondo Morgan Stanley sono essenzialmente tre: i negoziati difficili tra Europa e Gran Bretagna sulla Brexit, l’andamento dei mercati emergenti con particolare attenzione alla Turchia e all’Argentina e il profondo scontro in atto tra il governo italiano e l’Unione Europea innescato dalla decisione dell’esecutivo Lega 5 Stelle di alzare il target sul deficit PIL al 2,4 per cento per i prossimi anni. 

Fino a qui la parte teorica. Passando al lato operativo, il consiglio di Morgan Stanley sulle banche italiane è quello di restare prudenti. Secondo gli esperti nonostante le banche italiane di media dimensione restino su valori bassi, non ci sarabbero ancora le condizioni per procederead un acquisto. Detto in altre parole comprare le azioni delle banche ai bassi prezzi attuali non è conveniente. Questo consiglio, secondo Morgan Stanley, resta valido fino al momento in cui non si dovessero presentare i primi segnali incoraggianti sulla visibilità dei rendimenti.

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