Migliori broker sostituto d’imposta in Italia [2024]. Meglio regime amministrato o dichiarativo?

Aggiornamento del
E' Fineco il miglior broker sostituto di imposta in Italia - BorsaInside

Può sembrare quasi strano ma in Italia uno dei fattori che più impattano nella scelta del broker è di tipo fiscale. Gli investitori italiani tendono a prestare molta attenzione alla scelta del regime fiscale con cui fare trading online per evitare di ritrovarsi poi in spiacevoli situazioni a seguito della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Comprendiamo che si tratta di discorsi poco piacevoli ma il punto è che i profitti derivati dall’attività di trading vanno dichiarati al fisco altrimenti si commette evasione fiscale. Assodato questo, al trader-contribuente spetta poi la scelta tra regime amministrato e regime dichiarativo. Quale è la migliore opzione tra le due? Con entrambi si pagano le tasse e quindi si è in regola con il fisco, tuttavia ci sono delle forti differenze tra amministrato e dichiarativo che non sempre sono sufficientemente chiare. Se poi a questo aggiungiamo il fatto che spesso su internet è presente una pessima informazione da parte di broker interessarsi a spacciarsi per sostituto di imposta (senza esserlo!) si può capire perchè sul tema ci sia così tanta confusione. Ciò è un problema per il trader che invece avrebbe bisogno della massima trasparenza su questo punto anche perchè, in caso di sbagli, la responsabilità con il fisco è la sua.

In questa guida affronteremo le tre questioni più importanti in materia fiscale dal punto di vista del trader:

  • cosa si intende con broker sostituto di imposta
  • cosa scegliere tra regime amministrato e regime dichiarativo
  • quali sono i migliori broker sostituto di imposta in Italia

Ad inizio 2024 il mercato dei broker in Italia è più che mai variegato. Di conseguenza è normale che sia ancora più confusione in materia fiscale rispetto al passato. Possiamo però subito tranquillizzare i lettori anticipando che, in realtà, i broker sostituto di imposta in Italia sono molto pochi. La maggior parte degli operatori opera in regime dichiarativo e non è sostituto di imposta (anche se alcuni, come detto, vorrebbero farsi passare come tali).

Cosa è un broker sostituto di imposta

Iniziamo questa guida dalle definizioni: cosa si intende con la definizione di broker sostituto di imposta? Quando si usano questi termini si fa riferimento ad un intermediario che opera in regime fiscale amministrato. Non esiste, quindi, il caso di un broker sostituto di imposta in regime dichiarativo (attenzione quindi alle truffe e/o malintesi).

Il broker che opera in regime amministrato si assume la responsabilità del calcolo delle imposte e del versamento delle stesse all’Agenzia delle Entrate, operando come intermediario finanziario che agisce per conto del suo cliente. Ciò libera il trader-contribuente da ogni adempimento fiscale, poiché essendo il broker che si occupa di tutto, il processo diventa trasparente e privo di complicazioni.

La normativa fiscale italiana stabilisce che, per poter offrire il regime del risparmio amministrato ai trader clienti, ed essere quindi considerato un broker sostituto di imposta, è necessario che sia presente una organizzazione sul territorio italiano. Ciò significa che tutti quei broker che non hanno un ufficio in Italia oppure non hanno una succursale ideata proprio per rispettare questo requisito, non possono operare in regime amministrato e quindi non sono sostituto di imposta.

Proprio questo spiega perchè la stragrande maggioranza dei broker presenti sul mercato italiano ma senza sedi e succursali nel nostro paese, non possa ricorrere al regime amministrato ma debba per forza proporre unicamente quello dichiarativo. Un esempio classico è eToro: broker famosissimo in tutto il mondo, usato da migliaia di traders italiani ma senza sede/succursale in Italia e quindi non facente da sostituto di imposta. Ovviamente il fatto che eToro non sia un broker sostituto di imposta non toglie nulla alla sua qualità anche perchè, come vedremo tra poco, non è affatto detto che il regime amministrato a priori sia meglio di quello dichiarativo.

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Come funziona il broker sostituto di imposta?

Fatte le presentazioni, vediamo adesso come funziona un broker sostituto di imposta.

In pratica l’intermediario effettua un calcolo su ogni singola operazione che è stata condotta dal trader durante l’anno fiscale precedente a quello della dichiarazione dei redditi. Non importa su quale asset è avvenuta la specifica operazione (possono essere azioni ma anche CFD indici, materie prime, forex, ETF e obbligazioni) perchè tutte seguono la stessa regola.

Ogni trade chiuso può infatti aver dato luogo ad una plusvalenza (in caso di profitto) oppure a una minusvalenza (in caso di perdita).

Il meccanismo di calcolo è differente perchè mentre sulla plusvalenza si applica la tassazione del 26 per cento che in Italia vige su tutti strumenti finanziari (tranne i titoli di stato), le minusvalenze vengono usate come compensazione delle plusvalenze future (il limite massimo di utilizzo è di 4 anni).

Quali sono i migliori broker sostituto d’imposta in Italia?

fiscalità di Fineco
Fineco è il miglior broker sostituto di imposta in Italia – BorsaInside

Nei paragrafi precedenti abbiamo citato il broker eToro. Proprio questo esempio ci dà l’occasione per chiarire un aspetto che spesso è causa di confusione sul tema: la gestione fiscale proposta non centra nulla con quanto un broker è famoso. Il fornitore può essere il più conosciuto al mondo ma se non ha sede o succursale in Italia, non può fare da sostituito di imposta.

E allora le possibilità di scelta si riducono di un bel pò perchè ad avere sede in Italia sono pochissimi broker. Vero è che ci sono le banche ma esse propongono, quasi sempre, un trading zavorrato da alte commissioni e da costi di consulenza.

Unica eccezione presente (per fortuna) è Fineco (qui la recensione). La banca, grazie anche alla sua affidabilità, è ma più usata in Italia per fare trading online e, avendo sede italiana, può operare anche da sostituto di imposta.

Questa caratteristica è giustamente messa ben in risalto nelle condizioni alla clientela perchè in effetti scegliendo Fineco e il regime amministrato, c’è una semplificazione evidente della gestione fiscale.

In più ci sono tutti gli altri vantaggi che hanno permesso a Fineco di essere la piattaforma NR 1 in Italia: dai tantissimi mercati disponibili al ruolo della formazione fino alla possibilità di avere a disposizione un consulente per la propria attività di trader.

Fino a poco tempo fa, un limite oggettivo di Fineco era l’impossibilità di accedere ai servizi di trading senza aprire il conto standard (quello con i servizi di banking classico). Il fatto è che questo conto prevede un canone fisso mensile di 3,95 euro (che comunque sui può eliminare accreditando la pensione o lo stipendio oppure se il trader è under 30).

Questo limite oggi non c’è più perchè Fineco ha anche lanciato un conto di solo trading senza costi fissi e canone e con commissioni molto ridotte.

Citiamo questo conto perchè esso, associato al regime amministrato, è la scelta più sensata che un trader alle prime armi può fare per semplificare la gestione fiscale della sua attività e al tempo stesso accedere a condizioni molto vantaggiose.

Il video di Fineco sulla fiscalità e gli investimenti

Tutto quello che c’è da sapere sul rapporto tra gli investimenti e la fiscalità è contenuto in questo video realizzato da Fineco, il miglior broker sostituto di imposta tra quelli che si possono trovare in Italia.

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Meglio scegliere il regime amministrato o quello dichiarativo?

Alla luce di quello che abbiamo detto in precedenza il regime amministrato può sembrare migliore, a prescindere, da quello dichiarativo. Sicuramente esso consente una gestione più semplice della fiscalità (visto che il broker, come visto in precedenza, si fa carico di tutto) ma ciò non significa che sia a priori la scelta più adatta.

In realtà le cose stanno in maniera più complessa perchè entrambi regimi fiscali presentano vantaggi e svantaggi che vanno ben ponderati prima di scegliere. Fondamentalmente tutto dipende da quello che è il profilo del trader. Se l’investitore ha un’attività limitata, allora delegare al broker la gestione degli onori fiscali può dare maggiore tranquillità ma se invece il volume di trading è medio/alto allora è un peccato perdere la possibilità di ottimizzazione fiscale che solo il regime dichiarativo è in grado di offrire. Eh si perchè, contrariamente a quello che chi è alle prime armi può pensare, sicuramente con il regime amministrato non si ha alcuna autonomia per pagare meno tasse mentre con quello dichiarativo si!

Attenzione: un broker sostituto di imposta non obbliga al regime amministrato. Se il trader punta all’ottimizzazione fiscale allora può restare nel dichiarativo senza problemi anche se il broker è sostituto di imposta. Come si può dedurre, quindi, tutto dipende dalle esigenze del trader.

Come sfruttare il regime dichiarativo per ottimizzare la tassazione?

uomo che fa un conto e sullo sfondo laptop in chart trading
I vantaggi nascosti del regime dichiarativo – BorsaInside

Visto che anche il regime fiscale dichiarativo non è affatto una “seconda scelta” vale la pena spendere due parole per capire come esso può essere sfruttato ai fini di quella ottimizzazione della tassazione cui abbiamo fatto cenno in precedenza.

Tanto per iniziare anche il regime dichiarativo non implica vantaggi a prescindere ma solo in presenza di determinate condizioni. Le operazioni condotte devono essere tante come pure il loro volume. In questa situazione il dichiarativo può effettivamente essere sfruttato per pagare meno imposte nell’anno della dichiarazione dei redditi.

Il regime dichiarativo applicato ad alti volumi di trading comporta un abbassamento delle commissioni che si pagherebbero con il regime amministrato. Questo perchè il servizio di sostituto d’imposta non viene regalato dal broker visto che il suo costo è spesso incorporato nelle commissioni e negli spread. Una delle poche eccezioni a questo limite è Fineco, broker che offre anche il regime amministrato ma che, a differenza degli altri dello stesso tipo, riesce comunque a contenere il peso delle commissioni pur operando come sostituto di imposta. Ed è forse proprio per questo motivo se Fineco oggi è la banca con piattaforma di trading più usata dagli italiani.

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CASE STUDY – Broker in regime amministrato e broker in regime dichiarativo assieme? limiti e criticità

Nel mondo del trading e degli investimenti la libertà è massima e quindi nulla toglie che un trader possa al tempo stesso essere cliente di un broker che opera in regime dichiarativo e di uno che è anche sostituto di imposta magari perchè il primo è conveniente per alcuni asset e il secondo per altri. Visto che li abbiamo citati nella guida, l’esempio che facciamo è quello di eToro (regime dichiarativo) e Fineco (possibilità di regime amministrato).

Il fatto che la coesistenza sia possibile non sta a significare che non ci siano delle criticità, anzi, a voler essere rigorosi, proprio questa situazione è forse quella più complessa tra le tre possibili.

Il rischio è tutto nella doppia tassazione. Il sostituto di imposta, infatti, opera solo sui trade eseguiti con quel broker (quindi Fineco fa da sostituto di imposta per tutta l’attività di trading eseguita sulle sue piattaforme). Le operazioni eseguite con l’altro conto trading, eToro nell’esempio, sono escluse e vanno quindi dichiarate (e messe in dichiarazione dal commercialista). Il rischio di incappare nelle maglie della burocrazia e pagare più tasse è molto alto soprattutto se si sono ottenute delle minusvalenze proprio con eToro di cui il broker sostituto d’imposta, ovviamente, non tiene conto. Il fatto che non vengano conteggiate significa, essenzialmente, tasse più alte. Se invece le perdite sono state ottenute con il broker sostituto d’imposta, allora il recupero del denaro in eccesso versato al fisco avviene l’anno successivo.

Insomma nel caso di coesistenza tra amministrato e dichiarativo il rischio di non venirne più a capo con le tasse è alto. Nell’ottica della massima semplificazione possibile è preferibile optare per il solo regime dichiarativo e rinunciare alla possibilità data dal broker sostituto di imposta.

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