Bonus INPS, con la crisi di governo rischiano di slittare i vari bonus previsti per il 2021?

Bonus INPS, con la crisi di governo rischiano di slittare i vari bonus previsti per il 2021?

Il governo Conte ha approvato uno scostamento di bilancio di 32 miliardi di euro, una parte dei quali serviranno a finanziare i vari bonus per famiglie e lavoratori

Con la crisi di governo gli interrogativi che gli Italiani si pongono non riguardano solo i risvolti politici, peraltro piuttosto scontati, quanto le conseguenze sull'economia, ed in particolare alcuni si preoccupano del fatto che questa instabilità politica possa ripercuotersi sulle misure che dovrebbero essere messe in campo nel 2021 per sostenere la ripresa del Paese.

Lavoratori, famiglie e imprese sono in ginocchio per via delle misure restrittive imposte da ormai quasi un anno a questa parte nel dichiarato intento di rallentare la diffusione del Coronavirus. Questo ha spinto poi il governo a correre ai ripari con bonus ed altri aiuti economici destinati ai settori più colpiti dalla crisi economica che ha provocato.

32 miliardi di euro di scostamento di bilancio

Prima della crisi il governo Conte bis ha approvato uno scostamento di bilancio di 32 miliardi di euro, una parte di questa somma verrà destinata alle misure da mettere in campo sotto forma di bonus.

In particolare ci riferiamo ai bonus previsti dal decreto Ristori, che dovrebbero andare a garantire un minimo di respiro alle attività più danneggiate dalla crisi economica. Nel frattempo però monta il malcontento, e molti esercenti con il supporto di Confindustria e Federturismo, hanno iniziato a manifestare il proprio dissenso rispetto ad imposizioni insostenibili anche dal punto di vista meramente economico.

A scendere in piazza oltre ai 1.500 esercenti sostenuti da Confindustria e Federturismo, sono state le donne del settore del gioco d'azzardo legale, che da mesi a questa parte ha subito un brusco arresto forzato.

Tra le critiche mosse a questa gestione dell'emergenza sanitaria ve ne sono alcune che evidenziano come tutto ciò avvantaggerebbe le multinazionali del settore alimentare a scapito dei piccoli commercianti. In molte regioni infatti sia i commercianti che i sindacati chiedono la riapertura delle attività per evitare il completo tracollo dell'intero settore.

Molte iniziative hanno iniziato a sorgere sui vari social network, come IoApro, che tuttora sta raccogliendo adesioni e prosegue con le iniziative volte a chiedere con forza il rispetto del diritto del lavoro per chi ha una attività in proprio.

Tra le regioni maggiormente colpite dalle conseguenze delle misure restrittive imposte dal governo troviamo la Sardegna, con il settore della ristorazione che ha subito un durissimo colpo.

Bonus INPS: reddito di emergenza e reddito di cittadinanza non sono a rischio

Anche se il governo Conte bis è caduto, e tuttora non è chiaro quali saranno gli sviluppi di questa crisi di governo, alcune delle misure confermate per il 2021 non sono a rischio.

Non ci saranno problemi quindi, indipendentemente dall'esito della crisi, per quel che riguarda l'erogazione di reddito di emergenza e reddito di cittadinanza, due misure che oggi quanto mai prima d'ora sono di vitale importanza per la sopravvivenza di migliaia di famiglie italiane.

Il reddito di emergenza in particolare è stato prorogato infatti per la quinta mensilità, ma non è ancora stato stabilito un eventuale ulteriore rinnovo. La misura del cosiddetto REM risulta, stando ai dati ufficiali, essere stato richiesto in tutto da 700 mila persone per 4 mesi nel corso del 2020.

Si tratta di un aiuto economico destinato a tutti quei soggetti che non sono stati raggiunti da nessun'altra misura a sostegno del reddito. Tuttavia, pur essendo stato confermato il pagamento del reddito di emergenza la cui quinta rata è prevista per il mese di gennaio, è stato riscontrato un certo ritardo visto che il pagamento era previsto per la metà del mese corrente.

Una delle cause di questo ritardo potrebbe essere proprio la crisi di governo, ma dall'INPS giungono conferme rassicuranti, infatti fanno sapere che il bonus verrà regolarmente erogato a coloro che hanno fatto richiesta entro il mese di novembre ed hanno ricevuto la quarta quota a dicembre 2020.

Quanto a reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza, non vi saranno problemi per quanto hanno diritto al sussidio. Inoltre è ancora possibile presentare domanda direttamente sul sito ufficiale dell'INPS, oppure recandosi personalmente presso il CAF.

Bonus INPS confermati per il 2021

Nessun intoppo per quel che riguarda il pagamento dell'indennità di disoccupazione NASPI, che era previsto per il 27 gennaio ed è stato correttamente effettuato.

Per il 2021 però sono previsti molti altri bonus INPS specifici, come ad esempio i 1.000 euro che la Regione Lombardia ha destinato ai lavoratori autonomi, e per i quali sono stati stanziati circa 18 milioni di euro che andranno ai lavoratori con partita IVA. Questo piano approvato dalla Regione Lombardia era stato proposto dall'assessore allo Sviluppo Economico Guido Guidesi.

La Lombardia d'altra parte, come sappiamo, è una delle regioni più colpite dall'emergenza sanitaria, ed una di quelle in cui più di frequente sono state imposte le misure restrittive maggiormente stringenti.

Per quel che riguarda il bonus da 1.000 euro destinati dalla Lombardia ai lavoratori autonomi, è possibile fare richiesta a partire dal 1° febbraio fino al 5 del mese, andando direttamente sul sito ufficiale della Regione.

Tra gli altri bonus che sono stati confermati nonostante la crisi di governo in atto, troviamo il Bonus Bebè che era già stato erogato nel corso del 2020 e poi prorogato anche per il 2021. In questo caso il bonus consiste in un assegno di natalità destinato alle famiglie con un nuovo nato, che può essere richiesto entro il compimento del primo anno di età.

Il bonus viene riconosciuto mensilmente, ed il suo importo dipende dal reddito ISEE del nucleo familiare richiedente. Un altro bonus INPS previsto per il 2021 e confermato nonostante l'instabilità politica è il bonus Babysitter. Per entrambi questi bonus maggiori informazioni sono reperibili sul sito ufficiale dell'INPS.

La crisi di governo mette a rischio i bonus del decreto Ristori?

I bonus che dovrebbero essere introdotti nel 2021 dall'ultimo decreto ristori sono quelli più a rischio a causa della crisi di governo provocata da Matteo Renzi per ragioni che "difficilmente gli Italiani potranno comprendere".

Mentre le varie parti politiche sono completamente assorbite dai giochi di palazzo, i cittadini cui sarebbero stati destinati gli aiuti previsti dal decreto Ristori 5 rischiano di rimanere a bocca asciutta.

Nel decreto Ristori Quinquies sono previsti bonus per le partite Iva nella forma di contributi a fondo perduto. È altresì prevista la sospensione delle cartelle esattoriali, la quale ha in realtà un duplice fine: da una parte quello di venire in soccorso di lavoratori e imprese maggiormente colpiti dalla crisi economica, e dall'altra evitare il sovraffollamento e la formazione di code e pericolosi assembramenti per i pagamenti.

La sospensione delle cartelle esattoriali al momento risulta confermata fino al 31 gennaio, dopodiché si dovranno attendere gli sviluppi della crisi e la ripresa dei lavori del Parlamento.

Il rischio che le misure previste dal decreto Ristori 5 alla fine non vengano applicate però è ritenuto piuttosto alto dagli osservatori economici. In realtà poi si nutrono forti dubbi sul fatto che il decreto Ristori 5 possa incidere in modo determinante sulle drammatiche condizioni economiche in cui versano in particolare le piccole e medie imprese.

Crisi di governo e bonus INPS a rischio, ecco intanto i numeri del 2020

Non sono certo incoraggianti i numeri che riguardano il mondo del lavoro e dell'imprenditoria italiani dell'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. Le misure restrittive imposte dall'esecutivo, se da una parte non hanno prodotto risultati apprezzabili in termini di contenimento del contagio, dall'altra hanno prodotto dei risultati drammaticamente tangibili per quel che riguarda l'economia reale del Paese.

Stando ai dati ufficiali relativi all'andamento delle imprese italiane nel 2020, si sono trovate costrette a chiudere circa 390 mila imprese a fronte di sole 85 mila nuove aperture, con un netto negativo di oltre 300 mila imprese in meno. I consumi sono crollati del 10,8%.

Solo in ambito commerciale secondo Confcommercio nel 2020 sono andati persi circa 44 mila posti di lavoro. I settori prettamente commerciali maggiormente colpiti vanno da quello dell'abbigliamento a quello della distribuzione del carburante. Mentre nell'ambito dei servizi risultano letteralmente devastati dalla crisi il settore alberghiero e quello turistico.

Nel corso del 2020 la crisi dovuta alle restrizioni anti-Covid imposte ha sferzato il Paese con estrema violenza, causando un calo delle nuove assunzioni dell'83% rispetto al 2019. In alcuni settori, come quelli collegati all'arte, allo spettacolo, all'intrattenimento e allo sport, sono sparite un'impresa su tre.

Il futuro che ci attende, indipendentemente dagli esiti della crisi di governo in corso, è tutt'altro che roseo. Se da una parte la crisi penalizza pesantemente un ceto medio già in via di estinzione, dall'altra agevola i 'super ricchi' e questo si tradurrà entro il 2030 in una disparità tra ricchi e poveri ancora più pesante.

Si stima infatti che le conseguenze dei vari lockdown e delle restrizioni imposte dai vari governi specie in Europea e negli Usa, produrranno un divario sempre più accentuato in quanto le grandi multinazionali anche laddove venissero in qualche modo danneggiate dalla crisi, si riprenderebbero molto rapidamente, mentre le piccole e medie imprese finiranno con estinguersi o essere acquisite.

Uno scenario che non riguarda solo l'Italia appunto, ma che su scala globale produrrà nei Paesi che hanno adottato le restrizioni più severe, un drastico impoverimento della popolazione, con un guadagno medio che arriverà a toccare i 5,50 dollari al giorno entro il 2030.

I danni economici maggiori saranno le donne a subirli, stando all'analisi di alcuni osservatori, con un tasso di occupazione femminile che dopo essere già sceso in modo preoccupante, continuerà a calare rapidamente. In Italia secondo le stime olre il 56% dei posti di lavoro che sono stati persi nel corso del 2020 erano occupati da donne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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