Borsa Italiana Oggi 6 gennaio 2022: Ftse Mib a picco, Iveco la peggiore

Peggiore Epifania non ci poteva davvero essere per la borsa di Milano. Fin dai primi minuti di scambi, infatti, il Ftse Mib è stato travolto dalle vendite. L’avvio in forte ribasso non è stato una sorpresa per i (pochi) investitori oggi attivi sui mercati. Sia l’andamento molto contratto dei futures sul Ftse Mib che le prestazioni molto opache dei tradizionali mercati di riferimento (borsa di Tokyo oggi e borsa di Wall Street ieri) avevano annunciato un’apertura di contrattazioni in profondo rosso per Piazza Affari. 

I numeri non lasciano spazio a dubbi: alle ore 17,30, il Ftse Mib evidenziav8una flessione dell’1,7 per cento a quota 27655 punti. Quasi tutti i titoli si muovono in rosso (Iveco è la maglia nera) e sono state pochissime le quotate che invece si sono mosse in controtendenza evidenziado un rialzo (Intesa Sanpaolo e Saipem sono state tra le poche eccezioni in verde). 

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Dinanzi ad una situazione simile è legittimo chiedersi perchè Borsa Italiana oggi 6 gennaio 2022 sia crollando?

Come abbiamo già detto in precedenza, il pesante ribasso non sta caratterizzando solo Piazza Affari. In precedenza, infatti, anche Tokyo e Wall Street avevano rimediato consistenti flessioni. A determinare la giornata “no” di tutte le borse mondiali sono i segnali negativi arrivati dalla Federal Reserve. I verbali dell’ultima riunione del Fomc (il braccio operativo della banca centrale Usa) hanno lasciato intendere che la Fed punta a tornare, quanto prima, ad una politica monetaria pre-pandemica. In poche parole (ma questa non è una novità), la Federal Reserve ha lasciato intendere che è sua intenzione procedere con rialzi dei tassi di riferimento per contrastare, in questo modo, la corsa galoppante dell’inflazione. 

Dalla minute FED, infatti, traspare molto chiaramente la volontà di alcuni membri del consiglio direttivo di procedere ad una accelerazione del cammino verso l’aumento del costo del denaro giudicato indispensabile anche alla luce del forte balzo registrato dall’occupazione in Usa. 

La diffusione della minute ha avuto effetto immediato sull’andamento della borsa Usa nella seduta di ieri. A Wall Street, infatti, il Nasdaq ha registrato una flessione del 3,3 per cento mentre l’indice S&P 500 Information Technology ha perso il 3,1 per cento rispetto alla chiusura precedente. 

Come messo in evidenza dagli analisti di Oanda, il crollo delle azioni tech è frutto di un cambio di posizionamento da parte dei trader che operano sull’azionariato Usa. La pubblicazione della minute, quindi, centra ben poco anche perchè, proprio come abbiamo messo in evidenza ad inizio articolo, le intenzioni della FED sui tassi erano chiare già da tempo. Insomma nei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve non c’è nulla di più rispetto  quello che già tutti sapevano. 

Secondo Oanda, a questo punto, “non è da escludere un buy the dip prima della fine della settimana, specialmente se le non farm payrolls di domani non arriveranno a 400 mila nuovi occupati“.

Lato operativo, è evidente che si stia creando sui mercati una situazione molto interessante che può essere sfruttata per investire in borsa. Fondamentale, per operare in una situazione simile, è scegliere solo broker che offrono strumenti avanzati. Un esempio è eToro (leggi qui la nostra recensione), piattaforma trading che mette sempre a disposizione la demo gratuita per imparare a fare pratica senza correre il rischio di perdere soldi reali. 

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Borsa Italiana oggi 6 gennaio 2022: i titoli più interessanti

Come abbiamo già detto in precedenza, oggi 6 gennaio 2022 il Ftse Mib è apparso imbottito di segni negativi. A fine seduta le vendite più forti hanno interessato Iveco (-6,82 per cento a 10,6 euro), Moncler (in ribasso del 4,12 per cento a quota 62,8 euro) e Exor che ha chiuso in calo del 3,74 per cento a 78,18 euro.

In un contesto condizionato da un sentiment negativo, i soli titoli che hanno tagliato il traguardo delle 17,30 in rialzo sono stati: Intesa Sanpaolo (+0,62 per cento a 2,43 euro), Saipem (-0,52 per cento a 1,93 euro) e Tenaris che ha chiuso avanti di un frazionale 0,02 per cento a 1,78 euro. 

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